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lunedì 27 giugno 2022

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Mi occupo di ambiente e Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Svolgo progetti di cooperazione internazionale nei Paesi in via di sviluppo. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. Gli autori insieme hanno curato i seguenti libri: Gerusalemme ultimo viaggio (2009), Kibbutz 3000 (2011), Israele 2013 (2013), Francesco in Terra Santa (2014). Voci da Israele (2015), Betlemme. La stella della Terra Santa nell'ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), Netanyahu re senza trono (2019) e Il Signor Netanyahu (2021).

Guerra Ucraina, la pseudo neutralità di Bennet

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - martedì 08 marzo 2022 ore 07:30

Naftali Bennett
Naftali Bennett

Il viaggio a Mosca del premier israeliano Naftali Bennett per incontrare Vladimir Putin rappresenta il primo vero tentativo internazionale di una mediazione terza nel conflitto ucraino, dopo i tentativi di Londra, Berlino e Parigi. Che peccavano agli occhi di Mosca di sfacciata partigianeria pro Kiev. Bennett è un politico di destra, e non è certo una colomba. 

Cresciuto alla corte di Netanyahu e poi suo successore al vertice di un governo di larghe intese, ha come obiettivo interno quello di chiudere per sempre l'epoca del signore del Likud. Ufficiale dell'esercito e giovane rampante businessman. Ebreo osservante che per una volta, preso atto della gravità mondiale delle crisi, ha rinunciato a rispettare la regola di non lavorare durante lo Shabbat, ed è volato in Russia con un messaggio di pace. Investito di quel ruolo di capo negoziatore che sino ad oggi, fatta eccezione per Macron, nessuno ha provato realmente ad intestarsi.

Israele è, per certi versi, in una posizione ottimale per garantire credibilità alla trattativa tra lo zar russo e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E non solo. Può considerarsi tra i pochi paesi ad aver mantenuto canali di comunicazione aperti sia con Mosca che con Kiev. Ma è anche casa di un milione di ebrei di origine russofona. Ampia e diversificata comunità (moldavi, bulgari, ucraini e russi) che esprime un partito nazionalista presente nella Knesset ed ago della bilancia dell'esecutivo di Bennet. Il quale ha tutto l'interesse a mantenere buoni rapporti sia con la Russia, per la presenza nel vicino suolo siriano dei suoi soldati, che con Washington, con cui stringe un patto indissolubile. 

La pseudo “neutralità” di Bennett ha comunque prestato il fianco a critiche interne, tacciato di essere troppo prudente. Posizione, tuttavia, risultata determinante nel sottile spiraglio del dialogo. “Un obbligo morale”, dove a vario titolo entrano le problematiche di sicurezza degli ebrei ucraini e russi. I primi sotto le bombe e i secondi stretti in un regime totalitario.

Merita attenzione, per capire la strategia diplomatica messa in campo da Bennett, la composizione della delegazione presentatasi al cospetto dello zar. Il premier ha scelto di farsi accompagnare da Zeev Elkin a cui spettava il ruolo di traduttore “ufficiale”, ma l'attuale ministro dell'Edilizia a ben vedere era caricato di un secondo mandato, essendo nato a Kharkiv in Ucraina, dove un ramo della sua famiglia vive ancora. Mentre, Shimrit Meir consigliera politica del premier, rappresentava indirettamente le “istanze” della Casa Bianca. Infine, Eyal Hulata, l'ex agente del Mossad e consulente alla sicurezza nazionale. Scelto ovviamente per valutare con fredda lucidità gli effetti negativi della guerra su Israele e capire le reali intenzioni di Putin. La tattica dell'erede di Netanyahu è molto rischiosa, la possibilità di inimicarsi entrambe le parti è altamente probabile. I vantaggi di un suo successo però sarebbero altrettanto straordinari, sia in patria che fuori. 

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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