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mercoledì 30 novembre 2022

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

Ascoltiamo gli adolescenti !

di Federica Giusti - venerdì 28 gennaio 2022 ore 07:30

Sono settimane complesse quelle che stiamo vivendo, anche perché si innestano su anni complessi, difficili, per alcuni versi tragici.

Siamo stati letteralmente sconvolti dalla pandemia e lo siamo stati a 360 gradi. Non un solo aspetto della nostra esistenza è rimasto lo stesso, non le relazioni, non il lavoro, non la scuola, non le passioni.

Tutto è cambiato in maniera profonda e intensa.

E se questo vale per tutti, credo che valga a maggior ragione per una fascia particolare della popolazione, ossia quella degli adolescenti.

Il martedì arrivo in studio molto presto, quando entrano le scuole e vedo i ragazzi che si avviano sulla passerella per raggiungere i propri istituti.

Se prima, anni fa, erano quasi coreografici nel loro movimento cadenzato, lento, unito verso il patibolo per alcuni o verso il posto caldo per altri, adesso no.

Adesso sembrano animali spaventati. Non più branchi ma piccoli gruppi. Non più unione ma distanza. Certo non voglio generalizzare, ma la differenza, anche solo visiva, c’è ed evidente.

Nel mio lavoro spesso mi interfaccio con loro, ascolto le loro storie, i racconti delle loro vite e, di nuovo, noto differenze immani rispetto a ciò che i loro coetanei mi riportavano anni fa.

L’adolescenza è, per antonomasia, il momento del ciclo vitale nel quale il gruppo dei pari ricopre un ruolo fondamentale. Stare con gli amici, sperimentare anche il contatto fisico, un abbraccio, una carezza, i primi approcci al mondo della sessualità. E ancora le feste, le cene, le vasche in centro, andare a ballare e rimanere a dormire dagli amici. E, in casa, in famiglia, la tendenza ad isolarsi, a vedere negli adulti, spesso, figure di persone non in grado di capire, di comprendere, di dare il giusto sostegno. Tutto questo fa dell’adolescente un adolescente!

Oggi no. Oggi non è più così. Da due anni tutto questo è stato loro vietato. E lo è stato per l’arrivo di una malattia grave, potenzialmente mortale, quindi lungi da me far passare l’idea che non siano stati necessari al livello di salute mondiale le restrizioni messe in atto. Ma non si può, a mio avviso, continuare a non prendere in considerazione gli effetti di tutto ciò sulla vita di un ragazzo o di una ragazza.

La scuola è diventata un luogo virtuale. Anche in presenza non c’è la possibilità di muoversi, di conoscere altri compagni, di trascorrere del tempo con loro.

E molti, troppi ragazzi, ormai, tornano da scuola e si rintanano nelle loro camere. Soli con i loro smartphone, unica possibilità di comunicazione.

Alcuni hanno così introiettato le limitazioni, le paure e le angosce di questo tempo che non riescono più ad avere una vita sociale.

Semplicemente stanno lì, scorrono il tempo al ritmo di post sui social, consapevoli che non tornerà per nessuno, neanche per loro, neanche se sono così giovani.

E non parlano, non protestano, non si incazzano più nemmeno.

Hanno capito, hanno accettato, si sono rassegnati.

Chi di loro ha la fortuna di poter chiedere una mano lo fa. E vi assicuro che arrivano sempre più richieste di terapie in questa fascia di età.

Ma non basta. Perché a livello sociale il loro malessere sembra essere ignorato, non ha voce se non nelle singole realtà.

E questo, da adulti e da professionisti della salute mentale, non possiamo più permettercelo!

Il fatto che non creino problemi a livello sociale non significa che non abbiano problemi, che non stiano vivendo un dolore. E se non ce lo dicono espressamente forse è anche perché non ci ritengono più in grado di fare qualcosa per loro. E non so voi, ma non ci vedo niente di entusiasmante in questo.

Qualche tempo fa una ragazza, per farmi capire come stava, ha usato una metafora bellissima: mi ha detto di sentirsi come una ciabatta elettrica con troppe prese, sovraccaricata da tutti questo. Ancora un ragazzo mi ha confessato di essersi abituato a questo modo di vivere che non ha più nemmeno voglia di uscire la sera “tanto a che serve”?

Avere il nostro futuro - si perché i ragazzi e le ragazze di oggi sono il nostro futuro - ormai privo o quasi di speranza, di fiducia, non è accettabile!

Attiviamo tutto ciò che è necessario per offrire loro luoghi di confronto, di crescita, di messa in discussione. Forse il Bonus Psicologi non sarebbe bastato, ma sarebbe comunque stato un buon inizio!

Meditiamo.

Agiamo.

E facciamolo adesso!

Federica Giusti

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