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Martedì 06 Gennaio 2026

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

​La bellezza resistente di Pier Toffoletti al Teatro Era

di Riccardo Ferrucci - Lunedì 05 Gennaio 2026 ore 08:00

Da sinistra Riccardo Ferrucci ,Pier Toffoletti, Filippo Lotti e il sindaco di Pontedera Matteo Franconi

Una serata speciale al Teatro Era di Pontedera per la cena di gala di fine anno con i grandi sponsor degli eventi artistici della città, promossa dal Sindaco Matteo Franconi. Protagonista della serata la mostra di Pier Toffoletti, presentata dal critico d’arte e cinematografico Riccardo Ferrucci insieme al curatore Filippo Lotti, e lo spettacolo travolgente di Jerry Calà.

La bellezza resistente di Pier Toffoletti si compone di una serie di dipinti che ci accompagnano in un profondo viaggio poetico nell’arte, che tenta di portare luce dove affiora il buio e portare emozione dove affiora il dolore. I volti di donna sono un moderno tentativo di opporsi al gelo dei sentimenti di un’epoca contraddistinta dal dolore e dall’isolamento. Per l’artista trovare nei personaggi disegnati, negli occhi dei volti femminili, una luce e uno sguardo che si aprono al futuro è il modo per resistere alla confusione dell’età presente, al modo frettoloso di vivere le nostre vite.

L’artista presenta un ciclo di dipinti, dove una serie di volti di donna si interrogano sul nostro futuro, attraverso velature e inserti materici. È una partitura complessiva che si compone attraverso sottili variazioni, melodie differenti e nuovi accordi cromatici, con evidenti richiami a un ritmo musicale interno.

Dichiara l’artista: “E’ una mia scelta poetica quella di approfondire un tema, dedicandogli una serie di opere che hanno elementi comuni ed elementi di diversità. Dare un titolo preciso a un mio lavoro significa limitare le potenzialità del dipinto e non lasciare la libertà interpretativa a chi guarda l’opera per la prima volta; ogni quadro è un’opera aperta che si realizza in rapporto allo sguardo degli spettatori”.

Per Toffoletti l’arte diventa ricerca, riflessione, passione, che si dispiega attraverso una raffinata melodia, che ha le movenze dell’incontro tra immagine e suono. La dimensione musicale si accompagna alla ricerca formale, riuscendo spesso a comporre i volti di donna, con segni e ferite nella pittura, che ne denotano la modernità; le accensioni in nero o in giallo diventano modi per reiventare, ogni volta, una capacità di gettare uno sguardo dove l’ombra si addensa o il mistero diventa più coinvolgente. È questo percorso coerente, fatto di interne dissonanze, che permette a Toffoletti di rinnovare continuamente il suo linguaggio, approdando a un astrattismo figurativo che ambisce a esplorare territori nuovi e sorprendenti.

Confessa l’autore: “Sono sempre stato attratto dai grandi maestri che hanno disintegrato la figura per far emergere l’emozionalità del segno e del colore, l’emozione pura. Ho sempre realizzato quadri informali che fanno parte della mia ricerca, però anche il figurativo è una mia anima e mi sento radicato nel Rinascimento ed erede dei grandi autori classici. Il mio lavoro è un tentativo di mettere in comunicazione le mie due anime, figurativa e informale, che convivono nel mio lavoro, dialogano e sono in stretto rapporto”.

È un viaggio nel tempo e nello spazio quello che ci invita a compiere l’artista, collocando in contesti suggestivi le foto delle sue opere, come se il racconto e le immagini diventassero la storia di una vita e i volti protagonisti di affascinanti avventure.

Suggerisce Umberto Eco: “La bellezza del cosmo è data non solo dall’ unità nella varietà, ma anche dalla varietà nell’unità”. Ed è proprio la dimensione filosofica della pittura di Toffoletti che sembra a volte l’autore di un’unica opera e altre volte diventa creatore di un ciclo di immagini infinite. Moltiplica echi e suggestioni che si nascondono e si celano dietro gli occhi e gli sguardi delle modelle, le “sue muse”. Attraverso il suo lavoro compie una ricerca spirituale profonda, con volti e segni che sembrano affiorare dal nulla, catturare un tempo fuori dal tempo, una forma fuori dalla forma; nella sua ricerca si avverte un mistero della pittura che nasce in modo magico e segue strade che neppure l’artista riesce a controllare.

Vorrei aggiungere che il compito dell’artista e quello di farci vedere la bellezza in modo diverso, sotto un’angolazione particolare, ridare dignità all’immagine, compiere un viaggio, non consueto nel mondo e nelle visioni. Il percorso di Toffoletti e quello di riportare al centro della sua opera la bellezza, come modo di contrapporsi alla confusione e distruzione della nostra età. Un’emozione analoga si prova nei dipinti estremamente moderni di Toffoletti, che si avvicina al mondo della bellezza ma, come di spalle, si coglie una certa freddezza, un’operazione chirurgica che percepisce soltanto frammenti di verità, tra le ferite e le lacerazioni dei segni. Anche entrare a far parte del mondo della bellezza comporta i suoi rischi, non possiamo dimenticare tragedie e solitudini del nostro tempo; l’artista costruisce un suo mondo ideale. La bellezza resistente, ma, dietro l’orizzonte, appaiono fantasmi e inquietanti visioni.

Confessa l’artista che sperimentando nuove soluzioni ci si trova di fronte a porte chiuse, a percorsi che non portano in nessun luogo, ma rimane comunque essenziale continuare una ricerca di verità e poesia. Vivere sulla propria pelle la pittura, ascoltare la voce del cuore, dei colori, trovare chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare, dargli spazio. Se la pittura di Toffoletti riesce a commuoverci è perché avvertiamo la profondità di un viaggio infinito che l’artista compie per noi, ricercando disperatamente una bellezza in un mondo che precipita nel caos, che perde la sua armonia e classicità. È compito dell’arte salvare dal naufragio immagini resistenti, che restano nei nostri occhi anche quando la luce si è spenta.
Scriveva con amore, dopo la morte di Pasolini, Oriana Fallaci “Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?”.Pier Toffoletti avverte che la luce della bellezza si è spenta, ma il compito dell’artista è quello di continuare a lottare per reinventare la realtà, per immaginare un luogo dell’ordine in mezzo al disordine, un segno di luce in mezzo al buio, una musica che affiora dal silenzio.

Osserva perfettamente Vittorio Sgarbi “Con Pier Toffoletti si può parlare di una pittura che sembra provenire da un affresco antico, eseguito sul fondo di un muro che ha subito l’ingiuria del tempo, e dove oramai il testo pittorico è andato in parte perduto.” È proprio la realizzazione di un doppio registro visuale, realtà e sogno, presente e passato, storia e futuro che permette all’autore di dare vita a creazioni originali, che hanno dentro di sé il senso della memoria ed una inedita idea di futuro.

Aspetto centrale nell’arte di Toffoletti è la sua manualità del fare, come un sapiente artigiano riesce a cogliere tutti gli elementi che gli offre la tecnica e le novità digitali, e questi vengono uniti ad una ricerca minuziosa dei dettagli e della composizione, un modo di procedere che ricorda il lavoro nelle antiche botteghe rinascimentali. È ancora una volta un futuro che racchiude un cuore antico e uno sguardo che ricorda il passato e la storia, da qui nasce l’originalità di un’arte che attraversa più dimensioni strutturali, in continua evoluzione e maturazione. I suoi quadri a volte hanno elementi di continuità, ma puntualmente negati in sottili mutamenti segnici e cromatici. La storia si ripete, ma cambia anche radicalmente e i cicli pittorici diventano delicate variazioni musicali di un’unica sinfonia: impronte digitali lasciate crescere su un terreno infinito di geometria e bellezza.

Pier Toffoletti nasce nel 1957 e, seguendo la sua precoce passione per la pittura, nel 1976 consegue il diploma di maestro in arte applicata specializzato in grafica pubblicitaria e fotografia presso il Liceo artistico di Udine. Nel 1979 apre uno studio pubblicitario operando come creativo in campagne pubblicitarie e come regista di spot televisivi e video clip. Collabora con emittenti televisive nazionali e locali realizzando diversi cortometraggi di cartoni animati e video musicali. Dal 1996, dopo un periodo di viaggi tra centro e sud America, si dedica a tempo pieno alla pittura ottenendo numerosi consensi di critica e di pubblico. Ha partecipato a oltre duecento mostre personali e collettive esponendo in luoghi emblematici di Venezia come il Museo Correr, Palazzo Zenobio, la sala della Biblioteca Marciana, l’OPEN XI al Lido, Palazzo Scuola Grande San Giovanni Evangelista, al Palazzo Senato a Milano, al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo, presso il Consolato Generale d’Italia, al Coral Gables e all’Art Center in Lincoln Road a Miami e all’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.

Riccardo Ferrucci

Articoli dal Blog “Incontri d'arte” di Riccardo Ferrucci