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Lunedì 16 Febbraio 2026

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​Vino di uva di Malvasia Istriana: in Maremma usata poco

di Nadio Stronchi - Lunedì 16 Febbraio 2026 ore 08:00

Nelle enoteche è difficile trovarlo

E' una regola ormai assodata che parlare di ogni problematica umana legata al contesto in cui vive: c'è un prima, un attuale e un dopo. Ci facciamo capire meglio e fa bene a noi culturalmente; Fatte salve le inesattezze che possiamo dire, che io sarei contento se me le sottolineassero.

Il contendere è l'uva Malvasia, o meglio dire le Malvasie che nel tempo si sono diversificate da quella originaria, chissà da dove pervenuta ? La storia è come tutte le altre uve esistenti che si sono evolute a seconda dell'ambiente in cui sono nate. I biologi ci lavorano mica da tanto tempo; da quando gli studi biologici hanno usato la tecnica scentifica molecolare, come quella che, un biologo ci informo degli studi fatti sulle uve di Ansonica in un convegno all'Isola del Giglio. Ci confermò che l'Ansonica dell'Isola del Giglio era quella più assomigliante a quella Greca, portata nell'Arcipelago Toscano da popoli Medio-Orientali. Il quando nessuno lo sa. E così è per la Malvasia: gli studiosi pensano che, come molte altre uve, provenga dalla “culla” vitivinicola del Caucaso. Noi comuni mortale ne prendiamo atto e, penso come me, molti altri siano contenti che gli studi ampelografici sulla vite prosegua.

La Malvasia è stata “vino mitico”, per il suo colore da paglierino ad ambrato e per il suo aroma inconfondibile, per la sua storia secolare e per la vasta diffusione sulle sponde del Mediterraneo e oltre; per essere il primo vino “a denominazione di origine” e per il suo ruolo di status symbol sociale; per la considerazione di personaggi famosi e per gli straordinari influssi sulla gastronomia. Ma rimane, ancor oggi, un mito per quell’aura di mistero che la avvolge e ancora ne vela le origini. La storia ci dice che il suo nome derivi da quello del porto greco di Monemvasia e che il monopolio della sua commercializzazione spetta alla Serenissima Repubblica di Venezia, che la “scopre” nel XIII secolo e, dopo la IV Crociata, la fa rapidamente divenire il vino più ricercato d’Europa. Ma quello che, fino ad oggi, pochi hanno sottolineato è che questa storia si è sviluppata grazie a un regista arcano e misterioso. Altro fatto assodato è che il vino di Malvasia, oggi, non ha più quel clamore enoico che ebbe nel XIII secolo dC. A Venezia, ma quella cultura enoica ha influenzato il Veneto il Friuli Venezia Giulia e L'Istria,ora della Croazia, ma prima della Repubblica Veneziana. In Toscana ci sono poche aziende vinicole che la producano ed è difficile reperirla nelle nostre enoteche del Val di Cornia se non come vino passito. Ecco ho travato un vino, del Friuli, fatto con Malvasia Istriana in Venturina Terme

Malvasia Toscana Bianca Lunga  

Malvasia Istriana Bianca

Per fare un confronto con la Malvasia B Toscana Lunga, qui sopra, eccone un grappolo stupendo, del 1997, nel podere Feltrin di Populonia che assemblava con altre uve bianche.

Il vino che propongo, qui sotto è:

L'azienda che lo produce è di Pierpaolo Porcari di San Lorenzo Isonzino GO. Il vino è un IGT fatto con uva di Malvasia Istriana in purezza, del 2024.

Al mio esame organolettico mi ha dato le seguenti sensazioni: colore: paglierino con tonalità viva. Olfatto: Armonico fine ed elegante, sentori di frutti acerbi e fiori di arancio. Gusto: delicato, armonico, mineralità, sapido, con ottima persistenza.

Nadio Stronchi

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