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Attualità venerdì 05 maggio 2017 ore 16:30

L'Europa a Firenze fa i conti con Brexit e muri

Servizio di Dario Pagli

Alfano, Tajani e Junker a 'State of the Union' in Palazzo Vecchio per dettare l'agenda dell'Unione Europea. A chiudere i lavori il premier Gentiloni



FIRENZE — Firenze al centro dell'Europa per puntellare le conquiste raggiunte nei 60 anni che sono trascorsi dai Trattati di Roma. Conquiste che oggi sembrano, in realtà, schricchiolare sempre più. Anzi, in certi casi, come in quello della Brexit che nel giro di due anni porterà il Regno Unito fuori dall'Unione, gli schricchiolii sono già diventati degli smottamenti. 

A fare il punto sono stati il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e il presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker, tutti a Palazzo Vecchio per la giornata clou di 'State of the Union 2017', che al centro dei lavori quest'anno ha messo la cittadinanza: "Building a People's Europe', questo il titolo dalla manifestazione i cui eventi sono stati distribuiti tra la Badia Fiesolana, Villa Salviati e, appunto, Palazzo Vecchio. A chiudere i lavori, alle 18, interverrà con un discorso il premier Paolo Gentiloni.

"Abbiamo urgente bisogno di mettere il cittadino europeo al centro dell'agenda europea. Oggi in un'Europa unita l'orgoglio deve essere 'civis europeus sum', questo deve essere il nostro più grande orgoglio", ha detto Alfano citando poi la questione dei migranti e dei salvataggi in mare: "Da italiani siamo fieri di aver salvato centinaia di migliaia di vite umane Nel mediterraneo, e di aver messo l'Italia e l'Europa dalla parte giusta della storia. Siamo orgogliosi delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo". "Noi siamo nel campo di chi ritiene che l'Europa sia una possibile soluzione o la soluzione. L'oggetto della sfida è salvare l'Europa da chi ritiene che l'Europa sia il problema", ha poi detto il ministro. 

Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, dal canto suo, ha detto prima del suo intervento: "Dirò che c'è bisogno di più Europa, i cittadini nell'ultimo sondaggio di Eurobarometro hanno maggior fiducia ma noi dobbiamo corrispondere a questa fiducia per cercare di risolvere soprattutto i tre grandi problemi che sono: immigrazione clandestina, terrorismo e lotta alla disoccupazione giovanile".

Quindi il capitolo Brexit e quello delle elezioni francesi: "La Brexit è una realtà che dev'essere affrontata con grande serietà e prudenza, difendendo gli interessi dei cittadini europei: per il Parlamento europeo la priorità sono i 3 milioni di europei che vivono nel Regno unito, con 500mila italiani. Senza un accordo per mantenere gli stessi diritti di oggi per questi cittadini il parlamento europeo voterà contro il testo di proposta di conclusione del negoziato". "Io credo che la maggioranza dei cittadini francesi, come la maggioranza dei cittadini europei sia favorevole all'Europa, non dobbiamo sottovalutare i messaggi che arrivano: il problema non sono i partiti populisti, è perché i cittadini votano per i partiti populisti. Evidentemente c'è qualche cosa che non va. Riassunto: serve l'Europa ma bisogna cambiarla". 

Sempre sulla Brexit, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker ha detto: "Negozieremo in assoluta lealtà con i nostri amici britannici, ma non è l'Ue che abbandonato il Regno Unito ma è il Regno Unito che lascia l'Ue ed è in questo che sta la differenza ed è questa differenza che si farà sentire nei prossimi anni".

Anche Junker è poi intervenuto sulla questione dell'accoglienza dei migranti: "Di fronte alle conseguenze del flusso migratorio, il Consiglio ha preso una decisione a maggioranza qualificata, ma c'è un certo numero di Paesi membri che non accetta questa decisione: se l'Europa comincia a non rispettare le norme giuridiche in questo campo, noi saremo perduti". "Vorrei che un certo numero di Stati membri capisse: qui si tratta di mettere in pratica, e tradurre in legge, l''idea che abbiamo dell''Europa e dell''uomo. Non si può dire, ''noi non facciamo entrare nel nostro territorio uomini e donne di colore, e che non sono cattolici: ebbene, questo non è ciò che appartiene alla natura vera dell''Europa". 

Poi un riconoscimento al ruolo della Banca Centrale Europea: "Se noi avessimo lasciato alla cura delle banche centrali nazionali e dei governi nazionali", senza l'euro, la crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008, "non saremmo mai stati in grado" di "gestirla coi nostri mezzi individuali".



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