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lunedì 16 dicembre 2019

Attualità venerdì 21 aprile 2017 ore 15:40

Pic nic di protesta per salvare la Ginori

Anche il sindaco Lorenzo Falchi ha preso parte all'iniziativa dei sindacati per stringere i tempi sulla procedura di acquisto dei terreni



SESTO FIORENTINO — Lo avevano detto e lo hanno fatto i lavoratori della 'Richard Ginori' che sono scesi in piazza per attirare di nuovo l'attenzione sullo stallo che attanaglia ormai da tempo la fabbrica di porcellane di Sesto Fiorentino.

Al centro della protesta c'è la trattativa per il terreno della fabbrica fra le banche creditrici di Ginori Real Estate e la proprietà dell'azienda delle porcellane, il gruppo Kering.

Lavoratori e cittadini hanno steso a terra un grande lenzuolo colorato, mangiando pane, porchetta e pecorino in piatti di porcellana Ginori, di fronte alla filiale di Unicredit vicina alla fabbrica. 

"Se c'è un simbolo di ciò che la finanza internazionale può provocare a una comunità di cittadini, è quello che è accaduto aSesto Fiorentino con la Ginori", ha detto Tomaso Montanari, curatore della mostra sulle porcellane Ginori che si aprirà a maggio al Museo del Bargello di Firenze, intervenendo al presidio. 

"Alla luce della Costituzione voi dipendenti della Ginori avete ragione e vincerete, perché quello sciagurato contratto di vendita dei terreni del 2004 è un contratto inesistente, è nullo perché illecito". Queste le parole di Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale, intervenuto al presidio di protesta.  "Se un''impresa vende subdolamente i terreni - ha detto Maddalena - per dar luogo ad attività speculative, viola il progetto fondamentale secondo cui, come scritto nell'art 42 della Costituzione, la proprietà privata come riconosciuta dalla legge ha lo scopo di assicurarne la funzione sociale". Tuttavia, ha aggiunto, "non so se i colleghi giudici accetteranno questa posizione, perché l''oscurantismo del neoliberismo imperante ha investito anche le accademie e i tribunali".



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