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Attualità lunedì 26 giugno 2017 ore 17:49

In marcia contro la privatizzazione della sanità

Da tutta la Toscana oltre mille persone sono attese alla manifestazione della Cgil che ha aperto una vertenza regionale sulla sanità



FIRENZE — Arriveranno da tutta la Toscana, da Volterra al Mugello, dal livornese al grossetano, dall'aretino: oltre mille persone sono attese a Firenze dalle ore 17 alle 19 in piazza Duomo, davanti alla sede della Regione. 

La protesta è stata indetta per "una sanità pubblica universale ed equa, contro la strisciante privatizzazione, per una Toscana in buona salute'' e per chiedere alla Regione ''di invertire una tendenza che sta manifestando un preoccupante abbassamento dell'eccellenza riconosciuta al nostro sistema sanitario" 

Per quanto riguarda la legge regionale 84 del 2015, quella della riorganizzazione del sistema sanitario toscano con la riduzione a 3 Asl e quindi con un modello di ospedali per intensità di cure e di forte integrazione con il territorio, secondo Mauro Fuso, della segreteria di Cgil, è "un modello su cui è opportuna un'attenta verifica''.

Durante la manifestazione ci sarà della musica e sono previsti degli interventi al microfono da parte di delegati dai territori che racconteranno le battaglie locali sulla sanità. Sono invitati amministratori, politici e parlamentari toscani.

Aggiunge Fuso: ''Il sistema mantiene punte di eccellenza ma ci sono scricchiolii e scivolamenti che richiedono un intervento. Abbiamo visto per ora il taglio dei posti letto negli ospedali ma uno scarso potenziamento dei servizi territoriali. Il territorio deve saper rispondere ai bisogni diffusi, il potenziamento dei servizi territoriali deve essere la priorità. Sono carenti i letti di cure intermedie, la Bassa intensità assistenziale e l'assistenza domiciliare: si anticipa la dimissione dall'ospedale ma troppo spesso si abbandona il paziente a se stesso e alla famiglia''. 

C'è poi la questione del depotenziamento degli ospedali periferici (tanti sono i territori in protesta, come si vede dall'ultimo paragrafo): ''Senza una opportuna riorganizzazione della rete ospedaliera, ciò incide sui tassi di mortalità. Avere un infarto in zone montane o in territori urbanizzati può fare la differenza tra la vita e la morte, e questo non è accettabile".

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