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Attualità venerdì 26 maggio 2017 ore 18:40

I Georgofili e i lati oscuri delle stragi di mafia

SERVIZIO - FIRENZE E LA TOSCANA RICORDANO LA STRAGE DEI GEORGOFILI

Il presidente del Senato Pietro Grasso alla commemorazione dell'attentato del 27 maggio 1993. "Molte facce del disegno mafioso ancora ignote"



FIRENZE — La ferita è difficile da rimarginare. Al massimo può rimanere una cicatrice e quella Firenze ce l'ha già, ben visibile, anche nella stessa via dei Georgofili dove i segni materiali di quanto rimasto dopo l'esplosione del 27 maggio di 24 anni fa sono stati lasciati a futura memoria. La stessa memoria di cui ha parlato il presidente del Senato Pietro Grasso nel suo intervento in Palazzo Strozzi Sacrati al convegno organizzato in occasione dell'anniversario. All'evento era presente anche la presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime, Giovanna Maggiani Chelli. 

"Molti, troppi profili di quell'atroce disegno restano ancora oscuri - ha detto Grasso - Spesso la verità storica e quella giudiziaria non si sovrappongono e bisogna quindi insistere perché gli eventi siano ricostruiti in tutte le loro implicazioni e sfaccettature". "Un Paese che nasconde e teme la propria storia - ha insistito Grasso - è un Paese senza futuro. Per me, se mi è permessa una nota di carattere personale, la sete di verità e di giustizia è stata il motore di tutto, mi ha indotto a impegnarmi sempre con tutte le forze per il bene comune". 

Quella notte, il cui ricordo per molti fiorentini sta tutto nel tremendo boato che squassò il silenzio alle 1.04, il Fiorino carico di esplosivo ad alto potenziale polverizzò la Torre dei Pulci e uccise la famiglia Nencioni, il padre Fabrizio, la madre Angela e le loro due bambine, Caterina e Nadia. Negli stessi istanti morì anche il giovane studente di architettura Dario Capolicchio, carbonizzato dopo l'esplosione nel suo appartamento.

L'anniversario e il convegno sono stati anche l'occasione per riflettere sulla mafia oggi. E sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità: "In Toscana abbiamo 392 beni confiscati alla criminalità mafiosa - ha detto l'assessore alla presidenza della Regione Toscana Vittorio Bugli - Vanno restituiti ad usi collettivi per affermare la presenza reale e credibile dello Stato. Purtroppo neppure nel caso della tenuta di Suvignano nel comune di Monteroni d'Arbia, sequestrata nel 2008, nonostante l'impegno della Regione, del Ministero dell'agricoltura e delle altre istituzioni locali siamo ancora arrivati alla fine del percorso. Chiedo quindi sia fatto tutto il possibile perché questi beni diventino strumenti di riscatto economico e sociale".

"L'altra questione – ha detto Bugli - riguarda il Codice antimafia che è stato approvato dalla Camera, ma è ancora fermo al Senato. Sarebbe un vero peccato se questa legislatura si chiudesse senza che ci dotassimo di uno strumento in più nella lotta alla criminalità mafiosa".

Tra le iniziative per commemorare l'attentato di 24 anni fa anche la mostra intitolata '27 maggio 1993' all'Accademia dei Georgofili con i disegni e gli acquerelli di Luciano Guarnieri che ha immortalato i momenti tragici dei soccorsi tra le macerie. Poi alle 21 il concerto sull'arengario di Palazzo Vecchio e alle 1 di notte il corteo per la deposizione, alle 1.04, di una corona sul luogo della strage perché la memoria non si spenga mai.

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