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Attualità venerdì 17 aprile 2020 ore 18:35

Covid, ripartenza a rischio con l'incubo usura

In foto il collegamento con Mi Manda Rai Tre
Aldo Cursano

Il presidente di Confcommercio Firenze e Fipe Toscana ospite a Mi manda Rai Tre ha lanciato l'allarme sulla riapertura dei locali in versione ridotta



FIRENZE — Riaprire gradualmente le attività rispettando le misure precauzionali ed il distanziamento sociale previsti per limitare il contagio del coronavirus, questo l'obiettivo della cosiddetta Fase 2 che lascia molto perplesse le categorie economiche.

Aldo Cursano, presidente Confcommercio Firenze e Fipe Toscana ne ha parlato a Mi manda Rai Tre, ospite di Salvo Sottile.

Cursano ha sollecitato una riflessione tecnica sulla riapertura dei pubblici esercizi di somministrazione ad iniziare dagli aiuti economici "Non serve a nulla rispondere alla sete attuale di liquidità offrendo un prestito che dovrei poi restituire senza però aver incassato abbastanza per coprire spese e debito. Se io ho sete oggi e tu mi dai l'acqua nel 2021 io con quell'acqua mi posso al limite benedire".

Cursano ha poi risposto "Se esiste un rischio usura? Questo è uno degli aspetti che preoccupano. I ristoratori in difficoltà, indeboliti dalla crisi rischiano di finire preda di facili speculazioni dalla richiesta di prestiti alla svendita della propria attività"

"Con l'asporto e la consegna a domicilio siamo riusciti a  sopperire almeno al mantenimento di un legame con la clientela riuscendo a soddisfare le richieste in questo periodo di difficoltà. Sicuramente da questo possiamo e dobbiamo ripartire ma non sarà abbastanza perché i volumi di affari che consentivano all'attività di sopravvivere ed ottenere un ricavo erano ben altri" ha sottolineato inoltre il vice presidente nazionale Fipe.

In conclusione "Il modello economico sul quale abbiamo strutturato le nostre attività e che abbiamo imparato a gestire non è più quello attuale. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo ma le cose sono cambiate ed oltre alla scomparsa di alcune attività con la conseguente crisi per i ristoratori e l'intero indotto rischia di venire meno quello spirito di accoglienza che è da sempre il valore aggiunto ed identitario della ristorazione italiana nel mondo".



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