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Attualità giovedì 01 febbraio 2018 ore 15:35

"Rischio Alluvione? Dal 1966 non è cambiato nulla"

Lo ha detto il presidente dei Georgofili Maracchi in un convegno sulla sicurezza dell'Arno. "Fatto poco, le casse di espansione non ci sono ancora"



FIRENZE — Il rischio che si ripeta una catastrofe come quella che il 4 novembre 1966 dopo una settimana di pioggia incessante devastò Firenze non è poi così remoto. Anzi, statisticamente non è cambiato nulla. Lo ha detto il presidente dell'Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi nel corso di un convegno sulla messa in sicurezza dell'Arno.

Per Maracchi il rischio "è più o meno immutato" perché "l'evento meteorologico che ha causato l'alluvione del '66 è stato un fenomeno di impatto regionale e protratto nel tempo, circa una settimana: quanto avvenuto a Firenze ne costituì il picco". In sostanza, i cambiamenti climatici i cui effetti oggi si manifestano in calamità sempre più frequenti non hanno inciso poi tanto sul rischio che un evento come l'alluvione possa ripetersi. "Gli eventi estremi tipici dei cambiamenti climatici ai quali assistiamo oggi sono di natura molto diversa - ha spiegato ancora il presidente dei Georgofili - si tratta di accadimenti in genere molto localizzati a livello di aree coinvolte, e ben più brevi quanto a durata. Statisticamente, dunque, per il verificarsi di un fatto come l'alluvione non è cambiato nulla: allora come adesso, mediamente, è un evento che può succedere circa una volta ogni secolo".

Il problema è che, in ogni caso, il tema dell'ambiente e della sua protezione, anche guardando al settore dell'agricoltura, non è ancora entrato veramente nell'agenda della politica. Una lacuna che, ha detto Maracchi a margine dell'evento, si avverte anche nella corsa verso il voto partita da poco. "Purtroppo nell'attuale campagna elettorale si sente poco parlare di agricoltura, rispetto all'ambito della produzione industriale: questo perché, anche in politica, non si è sviluppata una cultura attenta all'impatto economico complessivo della filiera agricola, che oggi vale più di 200 miliardi in Italia", ha detto. Eppure una maggiore attenzione potrebbe essere determinante: "La conseguenza di questa lacuna sarà anche un aggravio al problema del lavoro mentre l'agricoltura, se non sottovalutata, potrebbe risolvere in parte problema dell'occupazione e allo stesso tempo anche quello, altrettanto urgente, della rivitalizzazione delle aree rurali".



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