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sabato 14 dicembre 2019

Attualità sabato 16 dicembre 2017 ore 16:04

Venti case nel nome di Tommasino Bacciotti

Foto Facebook 'Fondazione Tommasino Bacciotti'

Inaugurata sul lungarno Ferrucci la ventesima casa di accoglienza per le famiglie con bambini malati di tumore ricoverati al Meyer



FIRENZE — Tra un giorno avrebbe compiuto venti anni Tommasino Bacciotti se un terribile male non lo avesse strappato alla vita il 19 dicembre 1999 a soli due anni. Non a caso, oggi nel suo nome è stato tagliato il nastro della ventesima casa di accoglienza per le famiglie con bambini malati di tumore in cura all'ospedale pediatrico fiorentino. La casa si trova al civico 49 del lungarno Ferrucci. 

Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il sindaco Dario Nardella, il ministro per lo sport Luca Lotti, l’assessore al Welfare Sara Funaro, l’arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori, l’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, il presidente di Toscana Aeroporti che ha contribuito alla ristrutturazione dell’appartamento Marco Carrai, il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, il presidente della Fondazione Bacciotti Paolo Bacciotti e la moglie Barbara, il direttore generale dell’ospedale Meyer Alberto Zanobini. Con loro il club manager della Fiorentina Giancarlo Antognoni oltre a volti noti dello spettacolo. Presenti anche procuratore generale Marcello Viola, il questore Alberto Intini e alte cariche dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia Finanza a livello regionale, metropolitano e cittadino oltre ai Cavalieri di Sant’Appiano che hanno contribuito all’arredamento dell’appartamento.

Il sindaco Nardella si è così espresso al termine della giornata: “Questo appartamento di proprietà del Comune viene simbolicamente consegnato dalle mani di tutti i fiorentini alla Fondazione Bacciotti - ha detto il sindaco Nardella -, che si prenderà cura di questo luogo affinché possa essere dato alle famiglie che hanno i loro bimbi e bimbe in cura al Meyer e che hanno bisogno di sentirsi accolte perché piene di incertezza, dispiacere, dolore e interrogativi per i loro figli malati. Sapere di avere un luogo dove poter rimanere senza un limite, vuol dire trovare l’energia e la concentrazione necessari per stare accanto ai loro bambini. Il Comune di Firenze è orgoglioso di tutto ciò e faremo altre cose insieme alla fondazione come abbiamo fatto oggi”.



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