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Attualità mercoledì 27 maggio 2020 ore 08:12

Strage dei Georgofili, l'alba del 27 Maggio 1993

Il 27 Maggio 1993 Firenze si risveglia frastornata e drammaticamente ferita da una notte che sarebbe entrata nella storia della città toscana



FIRENZE — Un’esplosione squarcia una tranquilla notte fiorentina, sotto la Torre de’ Pulci nel centro storico della città attorno agli Uffizi. L’odore di esplosivo invade le strade alla deflagrazione di trecento chili di tritolo nascosti in un Fiorino. Muoiono cinque persone: Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, lei custode dell’Accademia dei Georgofili e lui ispettore dei vigili urbani, le loro figlie Nadia e Caterina di nove anni e due mesi e lo studente universitario fuori sede di Sarzana Dario Capolicchio. Altre quarantuno rimangono ferite.

All'alba del 27 Maggio 1993 le macerie invadono via Lambertesca e via dei Georgofili, si scava ancora mentre iniziano a prendere corpo le prime ipotesi. L'ipotesi di una fuga di gas, da subito esclusa, lascia spazio solo alla possibilità che Firenze sia stata vittima di un attentato. 

La Toscana e Firenze hanno ricordato ancora una volta quella strage deponendo alle una e quattro minuti, l’ora in cui esplose la bomba, una corona sul luogo dell’attentato che, a causa delle regole per fronteggiare l’epidemia sanitaria in corso, quest’anno non si è potuta svolgere in una strada gremita di persone.

“Per combattere le mafie servono bravi magistrati, intelligenti e decisi ad andare fino in fondo, ma anche sensibilità e conoscenza diffusa” ha detto l'assessore toscano Vittorio Bugli. Per il presidente Enrico Rossi la memoria diventa un monito sull’esigenza di non abbassare mai la guardia “Lo strumento principale per contrastare la criminalità organizzata sta però nelle mani della politica democratica e nella partecipazione collettiva”.

La grammatica della criminalità organizzata è rispetto al 1993 cambiata: la stagione delle stragi è finita. “Ma l’aggressione delle mafie c’è ed è più forte di ieri, solo più mimetizzata – ha detto la prefetta di Firenze, Laura Lega – Un’aggressione che punta al cuore del sistema economico, finanziario e produttivo”. E in momento di crisi, come piccole e medie aziende in difficoltà come oggi dopo il blocco forzato imposto dall’epidemia Covid, il rischio di una metastasi aumenta.

La memoria ha una funzione esternatrice per la presidente della Corte di appello di Firenze, Margherita Cassano, la quale affonda nella consapevolezza dei valori fondanti della democrazia. Anche per Marilena Rizzo, presidente del Tribunale di Firenze, la memoria del passato è necessaria. Non ci può essere, avverte, vera “memoria senza verità” - quella perseguita da tanti magistrati che non si sono arresi, quella che il procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo nel suo intervento per la commemorazione afferma che il suo ufficio continua e continuerà a ricercare. Ma non ci può essere “neppure libertà senza verità”, come diceva Aristotele. Quella verità, proprio tutta, che invoca anche il sindaco di Firenze Dario Nardella e che costituisce un imperativo morale anche per Pietro Grasso, oggi senatore della Repubblica e ieri magistrato, impegnato a Firenze dal 1997 al 1999 nell’indagine sulla strage dei Georgofili assieme al compianto Gabriele Chelazzi. Se infatti sono noti e sono stati condannati gli esecutori materiali e i mandanti interni, sconosciuti ancora sono i volti di chi dall'esterno quella strage l’ordinò o non fece nulla per fermarla.

Immagini della Strage di Via dei Georgofili


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