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Attualità lunedì 23 novembre 2020 ore 11:32

"Sciopero fiscale? A rischio i servizi pubblici"

"Siamo stupefatti" questo il commento della Filcams Cgil Firenze davanti alla minaccia di uno sciopero fiscale lanciata dalla Confcommercio



FIRENZE — Alcuni settori fondamentali come il commercio, il turismo ed i servizi sono stati esposti più di altri alla crisi economica dovuta all'epidemia di Covid-19, ma lo sciopero fiscale prospettato dalla Confcommercio Toscana è stato respinto dalla Cgil Firenze che è intervenuta per voce del segretario generale di Filcams Cgil Firenze, Massimiliano Bianchi, "Dobbiamo confessare di essere rimasti stupefatti per l'iniziativa di sciopero fiscale che Confcommercio Toscana ha annunciato in questi giorni. Parlare di sciopero fiscale significa infatti, secondo noi, rompere il patto costitutivo della convivenza civile e, letteralmente, far saltare in aria l’erogazione di ogni servizio pubblico: dall'illuminazione delle nostre strade all'educazione dei nostri figli a scuola al mantenimento dei presidi sanitari e della nostra salute".

"Se i lavoratori dipendenti del commercio, del turismo e dei servizi - prosegue la nota della Filcams Cgil Firenze - dovessero anch'essi esternare tutto il loro disappunto per dover continuare a pagare le tasse in tempo di crisi, peraltro anche in regime di cassa integrazione, saremmo qui ad evocare davvero la rivoluzione, con tanto di riferimenti storici, visto il noto apporto, nient'affatto trascurabile, di questi contribuenti alla fiscalità generale. Ma i problemi non si affrontano così, facendo a gara a chi la spara più grossa, semmai sviluppando la politica con la “P” maiuscola che si pratica con la determinazione delle idee, di ogni idea, fermo rimanendo il patto costitutivo della convivenza civile sopra richiamato. Peraltro, a proposito di idee, noi rimaniamo fermamente contrari alla distribuzione a pioggia dei finanziamenti pubblici alle imprese, convinti come siamo che gli aiuti che lo Stato eroga come prestatore di ultima istanza non possono invece che essere ispirati a criteri selettivi, alla tutela e alla qualità del lavoro, ed orientati a politiche economiche e di sviluppo finalmente sostenibili".

Ad annunciare lo sciopero fiscale da parte di 50mila imprese toscane era stata la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini "Una protesta alla quale la categoria si sente costretta, le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere. Una ribellione pacifica e silenziosa contro un sistema statale che continua a trattare le imprese e i professionisti come bancomat, senza tutela né rispetto. La situazione ha evidenti risvolti paradossali: mentre ci si prospettano ristori spesso irrisori, non si è ritenuto neanche di concederci la sospensione della contribuzione fiscale, non considerando che non lavorando, e quindi non incassando, non abbiamo risorse per far fronte a questi impegni”.

Il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni aveva aggiunto “Certamente non si potranno sottrarre al pagamento delle ritenute né a quello dell’imposta Iva ma neppure, nel caso di quei pochi alberghi che hanno lavorato, dell’imposta di soggiorno, perché si tratta di un credito che l’azienda riscuote per conto del proprio Comune. Possono però dichiarare lo sciopero fiscale per una lunga serie di altre tasse e imposte, da Irap e Ires a Imu, bollo auto e tassa sugli immobili”.

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