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venerdì 20 settembre 2019

Attualità venerdì 23 agosto 2019 ore 15:00

Patrimonio in frantumi, proprietari in ginocchio

"Siamo in emergenza e stiamo sottovalutando il problema della manutenzione" parla Bernardo Gondi, presidente Adsi Toscana e vice presidente nazionale



FIRENZE — A poche ore dall'ennesimo distacco di frammenti che ha interessato una strada del centro storico di Firenze, abbiamo intervistato Bernardo Gondi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane per la Regione Toscana e vice presidente nazionale.

L'ennesimo distacco di frammenti in pietra da un edificio del Rinascimento, a pochi passi dalle vie del lusso e del turismo di massa, fa scattare l'allarme "Purtroppo si tratta di un problema grave che dovrebbe essere molto sentito soprattutto in una città come Firenze dove le dimore storiche sono numerose, sia pubbliche che private" spiega Bernardo Gondi a Qui News Firenze.

A cosa può essere dovuto il ripetersi di tali episodi in tempi così ravvicinati? "Parliamo di edifici in pietra che hanno una loro vita naturale, che risentono dei lunghi periodi di siccità alternati alle forti precipitazioni per non parlare dei fulmini o della grandine. Anche la presenza dei piccioni è un problema, perché il guano corrode i fregi sulle facciate. Possiamo dare maggiore sicurezza solo con una attenta manutenzione, che però ha dei costi altissimi e non sempre sostenibili".

I proprietari sono tenuti ad effettuare la manutenzione? "L'amministrazione può intervenire per intimare la messa in sicurezza dell'edificio. La spesa è interamente a carico del proprietario a partire dall'occupazione del suolo pubblico. Se il proprietario non ha i mezzi perché è in ginocchio può solo transennare e programmare un intervento a medio o lungo termine".

Da proprietario di un palazzo storico, Palazzo Gondi su piazza San Firenze, come vive questo momento di emergenza? "Racconto quella che è la mia esperienza personale, nel 2007 ho fatto una manutenzione straordinaria sulle facciate che è stata ripetuta pochi mesi fa con l'occupazione del suolo pubblico per tre settimane, il noleggio dei mezzi e delle attrezzature e soprattutto l'impiego di personale tecnico e dei restauratori. Non è una spesa di poco conto, parliamo di migliaia di euro". 

Con quali fondi si affronta questa spesa? "Sia il pubblico che il privato ne hanno ben pochi da parte. I proprietari delle dimore storiche riescono a cavarsela, in alcuni casi, grazie agli introiti turistici, offrendo ricettività oppure organizzando eventi; sono queste le possibili fonti di guadagno. Ma occorre tenere conto della forte tassazione sull'attività commerciale. A livello statale il governo Renzi aveva previsto 10 milioni di euro per la manutenzione del patrimonio storico pubblico e privato, ma parliamo di 85mila edifici in tutta Italia. Si tratta spesso di fondi ai quali si può attingere previo progetto redatto da un pool tecnico con una procedura burocratica allucinante e la sola speranza è di poter ricevere una quota parte dell'intervento. Alla fine ben poca cosa ai fini di una vera manutenzione strutturale".

Avete avanzato una proposta come Associazione? "Stiamo facendo molto dal punto di vista pratico, perché l'esperienza insegna che occorre comprendere bene il problema e per questo stiamo organizzando vari incontri con la Soprintendenza, con l'Ordine degli Architetti e quello degli Ingegneri e con l'Università di Firenze non solo sul tema della manutenzione ma anche sulla funzionalità strutturale e la gestione economica del patrimonio storico. Non dimentichiamoci mai che stiamo parlando di edifici che hanno saloni dai volumi impressionanti che non reggono più come sale da ballo e necessitano di essere ripensati, non per una questione di mero profitto del privato ma proprio per il sostentamento stesso della struttura. Ad oggi un grande ambiente resta un vuoto, non può essere frazionato e richiede un consumo elevato di energia per essere illuminato, riscaldato d'inverno o refrigerato in estate. Anche il tema del risparmio energetico sulle dimore storiche è un tema centrale".

Uscendo dalla città qual è il panorama? "La situazione peggiora notevolmente. Immaginiamo di dover intervenire su ville o castelli dove occorrerebbe chiudere strade che sono vie di comunicazione essenziali per non parlare dei permessi che richiedono ancora più passaggi di competenze tra enti locali".

In conclusione "Abbiamo un patrimonio incredibile che potrebbe essere la fortuna di tutti e non riusciamo a sfruttarlo, anzi, lo vediamo andare a pezzi. Spero che un futuro governo si prenda carico di questo problema e lavori ad un piano articolato di controllo e di intervento, ragionando bene sull'uso di uomini e mezzi idonei allo scopo. E' importante soprattutto il controllo che deve avvenire prima e dopo gli interventi, altrimenti non servirebbe a nulla". 



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