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Attualità mercoledì 23 novembre 2016 ore 15:51

Giuditta, Oloferne e la lotta alla violenza

Il dipinto di Artemisia Gentileschi e il bronzo di Donatello nella stessa sala in Palazzo Vecchio nella giornata contro la violenza sulle donne



FIRENZE — Un dialogo ideale tra le due opere in Sala dei Gigli per riflettere su una piaga sociale che non accenna a sparire. Accade agli Uffizi dal 25 al 27 novembre. Da un lato il dipinto 'Giudita che decapita Oloferne' di Artemisia Gentileschi, artista seicentesca. Dall'altro la statua in bronzo di Donatello realizzata tra il 1457 e il 1464 e raffigurante la stessa scena. 

Tutte e due le opere provengono dalle collezioni medicee e si soffermano sul momento più violento del racconto biblico, cioè l’attimo in cui la giovane eroina ebrea sferra il colpo mortale tagliando la testa del generale assiro Oloferne. 

La statua di Donatello, originariamente destinata al giardino del palazzo di via Larga, assunse una marcata connotazione politica quando, nel 1495, dopo la cacciata dei Medici, l’opera fu confiscata e trasferita sull’arengario di Palazzo Vecchio, sede del nuovo governo fiorentino. Più personali i riferimenti che possono essere letti nel dipinto di Artemisia Gentileschi. Difficile, si legge in una nota, non mettere in relazione la brutalità della scena con la violenza sessuale subìta dall’artista il 6 maggio 1611 da parte del pittore Agostino Tassi, amico del padre Orazio Gentileschi e suo maestro di prospettiva e di disegno. 

Riferimenti che portano a leggere l'opera come un manifesto di denuncia della violenza di genere, un simbolo di accusa e di riscatto, in nome di tutte le donne vittime di violenze. L'iniziativa è frutto della collaborazione tra il Comune di Firenze e la Galleria degli Uffizi.


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