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Attualità mercoledì 19 giugno 2019 ore 12:06

Raccolta, abbandono e abusivismo sugli abiti usati

Sono aumentate nelle ultime settimane le segnalazioni di abiti abbandonati e sui social, tra i commenti, compaiono dubbi sulla filiera del recupero



FIRENZE — Sulle bacheche di molti Gruppi Facebook che monitorano il territorio fiorentino sono comparse immagini di abiti abbandonati fuori dai cassonetti, spesso in prossimità di contenitori destinati alla raccolta degli indumenti usati. Tra i commenti anti degrado sono spuntate critiche in merito allo stato dei marciapiedi, ma sono stati anche sollevati dubbi sulla filiera del recupero degli indumenti usati che rischia di compromettere la bontà del servizio. 

La criminalità è interessata al business? Forse non tutti conoscono chi gestisce la raccolta come nel caso della San Martino, Società Cooperativa Sociale a r.l. promossa dalla Caritas Diocesana di Firenze con sede ad Ugnano che per prima mette in guardia i cittadini spiegando "I contenitori per la raccolta di vestiti usati che si trovano per strada sono autorizzati dal Comune, ma capita anche di trovarne di abusivi. Si tratta di contenitori spesso anonimi piazzati sui marciapiedi e nei parcheggi e per i quali non è stato rilasciato alcun permesso di occupazione del suolo pubblico. Inoltre gli abiti inseriti nei contenitori abusivi vengono trasportati e trattati in un modo del tutto illegale e dietro il quale spesso agisce e prospera la criminalità organizzata".

Nell'ambito del progetto “Rivesti” il 70% degli operatori impiegati nel servizio di raccolta abiti appartengono a categorie svantaggiate così come i tirocinanti provengono da situazioni di disagio sociale. La Cooperativa spiega che "I ricavi servono in primo luogo a coprire quelli che sono i costi diretti di gestione del servizio ovvero: acquisto, manutenzione e gestione degli automezzi, consulenze, tasse, autorizzazioni, carburanti, acquisto e manutenzione cassonetti per circa il 40% del totale. Quindi abbiamo i costi del personale impiegato nel servizio che corrisponde al 30% del totale. Poi i costi generali di gestione della cooperativa personale amministrativo e coordinamento, utenze, consulenze, affitti, ammortamenti, autovetture, assicurazioni e altri costi, per un totale del 10%. Il resto dei ricavi, circa il 20%, viene infine impiegato per sostenere alcuni progetti sociali della cooperativa e per contribuire ad alcuni progetti della Caritas Diocesana".


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