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lunedì 17 febbraio 2020

Cronaca martedì 20 settembre 2016 ore 17:00

"Castello, contatti leciti fra Cioni e Renzi"

Lo scrive la Corte di Cassazione nella sentenza che ha annullato parte del processo di appello sulla urbanizzazione delle aree Ligresti a Castello



ROMA — Nella sentenza, lunga 46 pagine, viene ricostruita una complessa vicenda giudiziaria durata otto anni spiegando le ragioni che hanno portato i giudici della Cassazione ad annullare o a dichiarare prescritte le condanne per corruzione, abuso d'ufficio e altri reati stabilite nel processo di appello dal Tribunale di Firenze.

Per quanto riguarda l'ex senatore del Pd Graziano Cioni, assolto in primo grado, condannato in appello e poi assolto in via definitiva dalla Cassazione per non aver commesso il fatto, nel 2008 era assessore alla sicurezza del Comune di Firenze e avrebbe "tentato di ottenere l'appoggio dell'allora presidente della Provincia Matteo Renzi" per l'operazione di Castello. Un comportamento che la Cassazione ha ritenuto "non contrario ai doveri di ufficio perchè avvenuto nell'ambito di un rapporto di vicinanza politica e comunque di pregressi rapporti personali".  Atti che comunque, a parere dei giudici, "non hanno sortito alcun effetto concreto". 

Anche i vantaggi ottenuti da Cioni dal gruppo Ligresti (2.500 di gratifica per il figlio assunto dal gruppo, l'uso di un appartamento nel centro storico e 30mila euro per finanziare una pubblicazione dei vigili urbani) secondo la Corte di Cassazione non hanno un collegamento causale con l'unico atto compiuto da Cioni a favore del gruppo Ligresti, ovvero un voto a favore sulla delibera del Comune del settembre 2008 sull'edificazione di uno stadio al posto di un parco nella zona di Castello. Decisione presa prima che Cioni avesse contatti con il gruppo Ligresti per i vantaggi di cui sopra.

Passando all'altro ex assessore comunale imputato nel processo, Gianni Biagi, in appello era stato accusato di aver concesso autorizzazioni veloci per edificare nelle aree di Castello in cambio del conferimento di incarichi a due professionisti vicini all'assessore per un importo complessivo di tre milioni di euro. Ma la Cassazione ha annullato la relativa sentenza di condanna, sottolineando che "si basava su un unico indizio" e che era quindi "viziata da violazione della legge e carenza di motivazione".

Sempre per Biagi la Cassazione ha invece confermato la prescrizione per la condanna relativa ad altri incarichi a giovani architetti in cambio di "modalità urbanistiche" a favore del gruppo Ligresti e per quella relativa alla turbativa d'asta sulla gara pubblica indetta dalla Provincia di Firenze per collocare in altra zona i nuovi uffici dell'ente.



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