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Attualità lunedì 20 aprile 2020 ore 15:40

Dalla peste nera di Firenze al Covid-19

Molte le analogie che collegano la peste del '300 con l'epidemia di Coronavirus che ha provocato la chiusura delle città e l'isolamento sociale



FIRENZE — Un simbolo della Peste nera che ha devastato la Firenze del '300 è l'ospedale di Santa Maria Nuova, fondato da Folco Portinari padre di Beatrice, in prima linea fin dal febbraio 2020 per fronteggiare la pandemia dovuta al Covid 19. 

A raccontare la Peste nera arrivata dall'oriente attraverso la grande via di comunicazione dell'epoca che era la via della seta, sono stati molti cronisti toscani, fiorentini e senesi in particolare come i fratelli Villani. Quello che turbò maggiormente la popolazione non fu tanto la mortalità improvvisa, attribuita a segnali e giudizi divini, che sopraggiungeva nel giro di poche ore quanto il cambiamento radicale nei rapporti sociali.

La chiusura delle attività e l'allontanamento tra le persone, compresi i parenti più stretti ha destabilizzato il mondo moralizzato portando le persone a compiere degli eccessi ed esaltando la carità. Nelle cronache della peste esplosa nel marzo del 1348 un interessante riferimento è alla grande quantità di sedicenti esperti di medicina che proponevano rimedi pur non sapendo nulla della materia, oggi sarebbero fake news prodotte dai social network. 

Tra i passaggi che più si ripropongono ci sono lo svuotamento di interi borghi di periferia e la perdita delle eredità dovuta alla morte degli anziani senza un testamento. Si racconta, infatti, di un intasamento dei tribunali alla fine della pestilenza.

Giovanni Boccaccio descrive bene tutto questo in apertura del Decamerone, dove contestualizza la fuga dei dieci giovani fiorentini dalla chiesa di Santa Maria Novella verso le campagne per una quarantena che avrebbe segnato la storia della letteratura "Nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale, per operazion de’ corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’inumerabile quantità de’ viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata". "Non valendo alcuno senno né umano provedimento, per lo quale fu da molte immondizie purgata la città da oficiali sopra ciò ordinati e vietato l’entrarvi dentro a ciascuno infermo e molti consigli dati a conservazion della sanità, né ancora umili supplicazioni non una volta ma molte e in processioni ordinate, in altre guise a Dio fatte dalle divote persone, quasi nel principio della primavera dell’anno predetto orribilmente cominciò i suoi dolorosi effetti" scrive Boccaccio che aggiunge "Né consiglio di medico né virtù di medicina alcuna pareva che valesse o facesse profitto: anzi, o che natura del malore nol patisse o che la ignoranza de’ medicanti (de’ quali, oltre al numero degli scienziati, così di femine come d’uomini senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse e per consequente debito argomento non vi prendesse, non solamente pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra ’l terzo giorno, chi più tosto e chi meno e i più senza alcuna febbre o altro accidente, morivano".

Ed ancora "E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano. Per la qual cosa a coloro, de’ quali era la moltitudine inestimabile, e maschi e femine, che infermavano, niuno altro sussidio rimase che o la carità degli amici (e di questi fur pochi) o l’avarizia de’ serventi".

Infine "Tanta e tal fu la crudeltà del cielo, e forse in parte quella degli uomini, che infra ’l marzo e il prossimo luglio vegnente, tra per la forza della pestifera infermità e per l’esser molti infermi mal serviti o abbandonati ne’ lor bisogni per la paura ch’aveono i sani, oltre a centomilia creature umane si crede per certo dentro alle mura della città di Firenze essere stati di vita tolti, che forse, anzi l’accidente mortifero, non si saria estimato tanti avervene dentro avuti? O quanti gran palagi, quante belle case, quanti nobili abituri per adietro di famiglie pieni, di signori e di donne, infino al menomo fante rimaser voti! O quante memorabili schiatte, quante ampissime eredità, quante famose ricchezze si videro senza successor debito rimanere!".

Le grandi pestilenze nella storia dell'uomo

L'epidemia Covid 19 segue la prima pandemia del XXI secolo, l'influenza H1N1 del 2009, la prima che si è spostata a bordo degli aerei ed ha lasciato un bilancio di 575.000 morti.

Nel ‘900 si contano i 50 milioni di morti della Spagnola, che nel 1918 ha accompagnato la Prima Guerra mondiale mentre 40 anni più tardi è stata l’Asiatica a provocare oltre 1 milione di morti. 

Nel 1968 è stato ancora un virus influenzale a colpire, la Hong Kong ancora 1 milione di morti. Ma le pestilenze hanno segnato la storia dell'uomo, come la Peste Antonina che fra il 165 e il 168 dopo Cristo ha provocato fino a 10 milioni di morti. 

La Peste di Giustiniano, fra il 541 e 542 ha provocato fino a 50 milioni di morti. 

La Peste nera fra il 1331 e il 1353 ha decimato la popolazione europea, provocando sino a 200 milioni di morti. 

La peste sarebbe poi tornata prepotentemente nel 1629 a Milano, con un seguito nel 1656 a Napoli e nel 1676 a Venezia.



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