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Lavoro venerdì 24 luglio 2015 ore 11:47

Beni culturali, dipendenti sulle barricate

Manifestazioni in tutta Italia per ottenere il pagamento del salario accessorio, in ritardo da un anno, e il mantenimento del fondo per le prestazioni



FIRENZE — I lavoratori del ministero dei beni Culturali hanno scelto di manifestare sotto le sedi territoriali della Ragioneria dello Stato, e non è un caso.

La principale richiesta dei dipendenti del Micbact, infatti, è quella di vedersi corrisposto il salario accessorio per le prestazioni straordinarie e i premi raggiunti ormai nel 2013. I soldi tardano ad arrivare ormai da un anno. Colpa, dicono i lavoratori, delle eccessive verifiche cui vengono sottoposte queste voci di spesa interne ai ministeri da parte del dicastero dell'Economia. 
Ma non è finita qui. Dopo l'incontro di ieri con il ministro Dario Franceschini, nulla si è mosso sul fronte del taglio orizzontale al Fondo Unico di Amministrazione, con cui ogni ministero ripartisce alcune risorse recuperate per pagare le prestazioni dei dipendenti.

Prestazioni che al Mibact significano, tendenzialmente, aperture dei musei. Da qui la preoccupazione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uilpa. "Se negli ultimi 15 anni il flusso di visitatori è aumentato, facendo crescere gli introiti per le casse dello Stato - hanno sottolineato i sindacati - è merito anche degli accordi che abbiamo sottoscritto e che hanno permesso di tenere aperti i siti culturali in gestione statale per 11 ore al giorno e 362 giorni all'anno. Eppure, nonostante i dati attestino un aumento della produttività e degli introiti per lo Stato, il ministero dell'Economia non fa che ritardare il pagamento ai lavoratori delle prestazioni svolte".

Per questo i lavoratori hanno minacciato la chiusura dei musei nel caso non venisse confermato il Fondo Unico di Amministrazione e soprattutto se non dovesse venire pagato al più preso il salario accessorio. 
Ma le proteste, anche delle decine di lavoratori presenti a Firenze, non si fermano qui.

Resta il nodo assunzioni. Il ministero sembra deciso a riassorbire i dipendenti delle province e a sfruttare la società esterna Ales come bacino di riserva. Questo a discapito degli interni, giovani, stagisti e collaboratori che , dicono i sindacati, aspirano ad avere una prospettiva e un'occupazione stabile.


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