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Attualità venerdì 24 maggio 2019 ore 17:55

San Salvi tra cocci e rifiuti, una ferita aperta

L'ex manicomio ospita oggi uffici e servizi dell'Azienda Sanitaria ma vive una fase di degrado e semiabbandono in attesa di un risanamento



FIRENZE — Rifiuti abbandonati, tegole precipitate al suolo, cartellonistica arrangiata e numerosi ponteggi che trattengono laterizi pericolanti, questo vedono ogni giorno operatori ed utenti che si muovo all'interno del parco tra le strutture sanitarie agibili, quelle inagibili ed i padiglioni adattati ad uffici che presentano però molte criticità. L'ex Manicomio di Firenze è una ferita aperta nel piano urbanistico, una partita tra Comune di Firenze, Asl e Regione Toscana che gli addetti ai lavori non sono riusciti a risolvere.

Attraversando le piazze interne oggi si può arrivare alla Farmacia di San Salvi superando una strettoia ingabbiata dove "con la pioggia crollano pezzi di soffitto e li senti rimbombare sulla testa" racconta chi il luogo lo frequenta spesso. "Una vergogna che nessuno si interessi di sistemare nulla" lamenta chi si muove quotidianamente tra le facciate sgretolate, ma non vuole apparire con nome e cognome. I ponteggi in quest'area risalgono in gran parte al nubifragio che ha devastato l'area a sud di Firenze dall'Albereta a Bellariva. Attorno a Vigilandia, il campo tematico che ricrea la viabilità urbana dedicato ai bambini e da poco risistemato, ci sono crateri stradali messi in risalto dalle pozzanghere, non un gran biglietto da visita per la sicurezza stradale.

Il tentativo di nuove edificazioni affidate ad un investitore privato che si facesse carico di realizzare appartamenti e parcheggi pertinenziali è naufragato a causa dei vincoli architettonici imposti dalla Soprintendenza durante una partita a scacchi che ha visto prevalere la salvaguardia di San Salvi come insieme di edifici anziché uno smembramento di lotti distinti. 

I residenti, preoccupati soprattutto per l'attività di spaccio interna al parco, si sono più volte incontrati per sposare nel corso degli anni occasioni di incontro e partecipazione su un piano di recupero che mantenesse la funzionalità di alcune strutture avviate come il comprensorio scolastico o l'Università, ed intervenisse in maniera drastica su palazzine inagibili, abbandonate, sgomberate e poi sprangate, edifici ecclesiastici e spazi culturali come il cinema teatro. Un nulla di fatto che ha lasciato molti con l'amaro in bocca dopo nottate passate a discutere sul verde e sugli arredi urbani.

Tante le passeggiate organizzate tra i vialetti della cittadella sanitaria sia per affabulazione teatrale che per denunciare lo stato di manutenzione dei luoghi. A mantenere viva la memoria dei "tetti rossi", così era noto il complesso manicomiale fiorentino, sono stati i piccoli aggregati culturali e sociali come l'associazione teatrale Chille de la balanza o la cooperativa Ulisse, per quanto riguarda il personale impiegato nelle strutture le lamentele sono sorte in occasione di rivendicazioni sindacali legate a temi occupazionali all'interno delle case di cura. 

Oggi dei tetti rossi restano i cocci. La speranza di poter vivere una San Salvi diversa è affidata, dagli operatori sanitari e culturali, ad una scelta politica "coraggiosa" che però di questi tempi si scontra con un equilibrio politico instabile ed affidato alle urne comunali e regionali.


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