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Arte mercoledì 05 giugno 2019 ore 10:00

"La Gioconda non è la Gioconda"

Riccardo Magnani, tra i massimi studiosi di Leonardo Da Vinci, è convinto che il quadro esposto al Louvre nasconda uno sconvolgente segreto



FIRENZE — La Gioconda che tutto il mondo conosce ed ammira tra le pareti del Louvre di Parigi nasconderebbe un ennesimo mistero. In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci, Riccardo Magnani, uno dei massimi studiosi del genio toscano rivelerà l'esito dei suoi studi sul quadro più famoso al mondo, giovedì 6 giugno nella Sala della Musica del Relais Santa Croce di Firenze. 

Secondo Magnani il dipinto del Louvre "non è la Gioconda descritta da Giorgio Vasari ne “Le Vite”, né quella che in un documento del 1525 sui beni di Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, viene per la prima volta menzionata come la Joconda. Si tratta proprio di un altro quadro". Magnani cita il Vasari "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò. Et in questo di Leonardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, Et era tenuta cosa meravigliosa, per non essere il viso altrimenti".
"Vasari descrive l'opera facendo riferimento alla peluria delle sopracciglia - spiega Magnani -, magnificamente dipinta e ne esalta le fossette sulle guance. Ma nel dipinto del Louvre questi aspetti mancano. Vasari non fa nessuna menzione poi allo Xantelasma che la donna dipinta ha tra l'occhio e il naso. Allude anche al fatto che l'opera è incompleta. Ma la Gioconda non lo è - sottolinea Magnani -: non lo è nel paesaggio, che rimanda con estrema precisione nei dettagli al ramo lecchese del Lago di Como, e non lo è nelle fattezze della dama ritratta, i cui particolari del viso, del velo e della veste sono anzi molto curati e definiti. Vasari dunque sta descrivendo un dipinto diverso” è la tesi dello studioso.

Magnani cita anche Antonio de Beatis, segretario personale del Cardinal d'Aragona, che sarebbe "l'unico testimone diretto dell’incontro con Leonardo nell'ottobre del 1517 a Amboise". Antonio de Beatis scrive “quatro dove è pintata ad oglio una certa Signura di Lombardia di naturale assai bella: ma al mio iuditio no tanto come la Signora Gualanda”. "Una recente analisi effettuata da Pascal Cotte con tecniche non invasive - aggiunge Magnani - ha evidenziato la presenza di particolari attorno al capo della dama abrasi con buona probabilità dallo stesso Leonardo e non visibili a occhio nudo. La loro sagoma richiama gli spadini della Sperada, tipica acconciatura lombarda che identificava la promessa sposa. Lo stesso Alessandro Manzoni chiese all’incisore Gonin nel 1840 di replicare fedelmente la Gioconda per raffigurare la ‘sua’ promessa sposa Lucia: il disegno, oggi conservato in Brera, è infatti sovrapponibile in tutto e per tutto alla Gioconda, solo in forma speculare".

"Il dipinto del Louvre dunque - conclude Magnani - ritrae la “Signora di Lo’bardia”. La Gioconda o Monna Lisa è un altro quadro, probabilmente andato perduto. Ciò non toglie valore a una delle opere più famose di Leonardo, che anzi si arricchisce di significato: l’autore vi si ritrasse nei panni femminili (lo xantelasma, di cui soffriva, ne è una delle prove tangibili) nella rappresentazione del proprio personalissimo Rebis, il matrimonio spirituale, l'unione degli opposti, a cui lo stesso paesaggio lariano dipinto volutamente in una riproposizione speculare, ne dà conferma implicita".



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