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lunedì 18 novembre 2019

Cultura giovedì 17 ottobre 2019 ore 14:00

Plautilla Nelli, la meraviglia dell'Ultima Cena

La tela della pittrice è lunga quasi sette metri ed è fra le più grandi opere al mondo eseguite da una donna, una delle più impegnative 



FIRENZE — Quattro anni di interventi in laboratorio per l’Ultima Cena di Plautilla Nelli l'opera tornata oggi nel Complesso di Santa Maria Novella per essere permanentemente esposta nel museo. Dopo essere rimasto per diversi decenni negli ambienti conventuali in uso ai frati, il dipinto è stato nuovamente collocato nell’antico Refettorio del Museo di fronte all’Ultima Cena di Alessandro Allori, contemporaneo di Plautilla.

Il restauro è frutto di uno sforzo collettivo che ha visto coinvolti, fra i tanti, Advancing Women Artists (AWA), il Comune di Firenze e in particolare i Musei Civici Fiorentini, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato, nonché i Frati Domenicani del Convento di Santa Maria Novella. Pur vivendo in un’epoca in cui le donne ancora non avevano la possibilità di ricevere una formazione di anatomia, Plautilla sfidò le convenzioni sociali dipingendo 13 figure a grandezza naturale e confrontandosi su un tema generalmente riservato ai pittori all’apice della propria carriera, come prova della loro maestria. Plautilla Nelli ha scelto di dipingere il momento in cui Cristo rivela che sarà tradito e lo fa emulando la leonardiana idea di ritrarre gli Apostoli nel dinamismo delle loro emozioni. 

La suora pittrice autodidatta diede vita a una bottega tutta al femminile all’interno delle mura del suo convento, Santa Caterina di Cafaggio (ormai scomparso); attraverso la vendita sia di opere di piccolo formato destinate alla devozione privata della nobiltà fiorentina che di grandi tele e pale d’altare, le suore raggiunsero un’indipendenza economica. Plautilla, che aveva ereditato i disegni di Fra Bartolomeo, si rivela nelle sue grandi opere di soggetto sacro come continuatrice della tradizione della Scuola di San Marco, una corrente artistica sviluppatasi a Firenze nel primo Cinquecento nell’ambiente spirituale originatosi intorno alla figura di Girolamo Savonarola, per il quale l’attività artistica praticata dalle religiose era un mezzo per preservarle dall’indolenza. Persino Giorgio Vasari si soffermò su di lei nella seconda edizione delle Vite (1568), affermando che Plautilla con le sue opere aveva “fatto maravigliare gl’artefici”.

“Non si è mai così vicini a un artista quanto in un laboratorio di restauro” ha detto la restauratrice Rosella Lari, responsabile diretta dell’intervento. “Abbiamo restaurato la tela e nel farlo abbiamo riscoperto la storia di Plautilla e la sua personalità. Le sue pennellate erano potenti e cariche di colore. La riflettografia ha rivelato la presenza di pochissimo disegno preparatorio… Plautilla sapeva cosa voleva e aveva abbastanza padronanza della propria arte per riuscirci”. Il restauro è stato supportato dall’analisi diagnostica effettuata dall’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali del CNR. Questo processo a 360 gradi, condotto da un team tutto al femminile di curatrici, conservatrici e ricercatrici, ha portato a svelare la composizione chimica dei pigmenti impiegati e il restauro ha fornito la prova decisiva che l’Ultima Cena di Plautilla Nelli sia un’opera corale, creata secondo la vera consuetudine del lavoro della bottega, poiché sulla tela si rintracciano mani diverse con diversi livelli di esperienza.

“Questo restauro - ha sottolineato la vicesindaca Cristina Giachi – come sempre nasce con l’obiettivo di promuovere l’arte come bene comune e di riportarne la bellezza nella vita quotidiana di ciascuno. Il supporto privato rende possibili restauri onerosi come questo è rappresenta plasticamente il senso di appartenenza universale che l’arte promuove. In questo caso, inoltre, si è creata un’importante sinergia tra un privato che desidera investire e prendersi cura di un’opera d’arte e un gruppo di alte professionalità del settore in grado di donargli nuova vita e bellezza".

Nel 1817, in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi, il dipinto di Plautilla Nelli fu trasferito dal convento di Santa Caterina a quello di Santa Maria Novella, che divenne così la sua casa adottiva. Qui l’opera si trova ormai da due secoli, pur avendo più volte mutato la sua collocazione. Durante l’alluvione del 1966, sebbene fosse stata risparmiata dal contatto diretto con l’acqua, l’Ultima Cena fu tra le innumerevoli opere d’arte che subirono gli effetti collaterali delle 600.000 tonnellate d’acqua, detriti e fango che avevano invaso Firenze, allorché l’Arno, straripando, aveva devastato la città.



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