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Cronaca venerdì 13 gennaio 2017 ore 18:12

L'ultima notte nel palazzetto per i migranti

Sono stati tutti censiti i migranti ospitati al palasport dopo il rogo nel capannone all'Osmannoro. Ora si apre la pagina della sistemazione



SESTO FIORENTINO — Sono stati portati al palazzetto di Sesto Fiorentino dopo le proteste di ieri a Firenze i profughi che abitavano all'interno del capannone andato a fuoco all'Osmannoro e dove ha perso la vita Alì Muse, profugo somalo di 44 anni. Anche questa notte quindi sarà trascorsa dai rifugiati nel palasport. Ma da domani bisognerà trovare una nuova sistemazione per le 100 persone senza una casa per vivere.

Sono in tutto cento le persone che adesso sono ospitate nel palazzetto, 94 di origine somala, 4 della Sierra Leone e 2 italiani. Gli uomini sono 88 e 12 le donne. Non sono presenti minori. Il più giovane ha 22 anni, il più anziano 67.

Dei censiti 68 hanno esibito un documento tra carta d'identità e permesso di soggiorno, 32 sono risultati senza documenti, 65 persone hanno esibito un documento rilasciato da un comune italiano ove hanno dichiarato di avere la residenza: sulla base di quanto emerso, 41 persone sarebbero residenti a Firenze, 16 in altri Comuni della Toscana, nessuno a Sesto Fiorentino. 

Intanto domani in prefettura a Firenze ci sarà un nuovo incontro del Comitato interistituzionale per l'ordine pubblico, per capire dove smistare i cento migranti.

Secondo il movimento di lotta per la casa di Firenze, una buona parte dei migranti che vivevano nel capannone andato a fuoco erano stati sgomberati da precedenti occupazioni a Firenze. 

"Circa una cinquantina dei migranti coinvolti in questa vicenda avevano trovato riparo nel capannone di Sesto Fiorentino dopo essere stati sgomberati dall'occupazione di uno stabile in via Slataper, a Firenze, nel 2014. Qualcuno era addirittura presente in occupazioni precedenti, come quella di un edificio abbandonato su viale Guidoni, sempre a Firenze. Tanti di loro lavorano, tutti, più o meno hanno il permesso di soggiorno". 

Queste persone, aggiunge Bargellini, "sono in larga parte presenti da molto tempo sul territorio fiorentino: l'esigenza resa ancora più chiara dall'incendio in cui ha perso la vita Alì, è trovare loro una sistemazione definitiva, non obbligarle a vagare di posto in posto, di sgombero in sgombero, come sono state costrette a fare fino ad ora", conclude il leader del Movimento di lotta per la casa.



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