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Attualità lunedì 20 marzo 2017 ore 13:40

I batteri migranti dal Sahara alla Marmolada

Un team dell'Università di Firenze ha scoperto sulle Dolomiti microbi del deserto resistenti al freddo polare. Lo studio su una rivista internazionale



FIRENZE — Depositati sulle Alpi dolomitiche insieme alle polveri sahariane trasportate dall'eccezionale evento meteorologico avvenuto tre anni fa e poi sepolti da un compatto strato di neve pulita che li ha sigillati e preparati, per così dire, all'arrivo degli scienziati. I microorganismi provenienti dal Sahara sono così finiti sotto la lente del team dell'Ateneo fiorentino che li ha studiati insieme al Cnr e alla Fondazione Edmund Machl. Oggetto della ricerca, appunto, le migrazioni che non si possono fermare, quelle dei microorganismi.

Del team multidisciplinare fanno parte microbiologi, geologi, chimici e bioclimatologi dell'Università di Firenze, Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (FEM), Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e atenei di Venezia e di Innsbruck.

I risultati dello studio, focalizzato sulla carica microbica di uno tra i più intensi eventi di trasporto di polveri sahariane che ha raggiunto le Alpi nel 2014, sono stati pubblicati sulla rivista 'Microbiome' con il titolo di "Legal immigrants: invasion of alien microbial communities during winter occurring desert dust storms". I campioni di neve sono stati prelevati sulla Marmolada e sul Latemar e dentro i ricercatori hanno trovato le prove che le grandi tempeste di polvere possono muovere non solo frazioni, ma intere comunità microbiche di batteri e funghi dalle aree sahariane all'Europa e che questo microbiota contiene molti organismi estremamente resistenti e in grado di sopravvivere in ambienti diversi. L'analisi delle firme genetiche dei batteri e funghi congelati e delle comunità microbiche ha consentito inoltre di verificare che alcuni di questi microbi sahariani sopravvivono anche dopo lo scioglimento delle nevi. A favorire questo fenomeno, probabilmente, è proprio la loro grande quantità. 

A guidare il team interdisciplinare è Duccio Cavalieri dell'Università di Firenze, insieme a Tobias Weil (FEM) e Franco Miglietta (CNR-IBIMET, FOXLAB). 


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