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Attualità domenica 31 maggio 2020 ore 16:37

"Esproprio" tra le parole chiave contro la crisi

Un primo maggio celebrato in ritardo con un presidio in movimento e dieci mosse per affrontare la seconda fase dell'emergenza sanitaria per Covid 19



FIRENZE — Un primo Maggio in ritardo quello celebrato per le strade di Firenze da varie sigle sindacali ed associazioni unite da alcuni slogan ad iniziare da "Ogni giorno è il primo Maggio". Tra le rivendicazioni interventi sulla sanità e sul lavoro, ma anche sul diritto alla casa, la scuola e la tutela dell'ambiente.

Per ottenere le soluzioni richieste sindacati di rappresentanza dal basso ed associazioni hanno proposto dieci interventi come il potenziamento della gestione pubblica dei servizi, ed ancora la tassazione dei grandi patrimoni, passando per la cancellazione delle grandi opere, fino all'esproprio dei beni inutilizzati ad iniziare dalle case sfitte per poi passare alle aziende.

Il flash mob in movimento ha preso il via dal presidio sanitario sul lungarno Santa Rosa per poi muoversi sulle sponde opposte dell'Arno con mascherine e distanziamento sociale.

Stefano Cecchi portavoce della rappresentanza di base fiorentina ha spiegato "Una bella manifestazione di mille persone partita da un presidio sanitario simbolico perché tenuto aperto grazie alle lotte popolari. Abbiamo sfilato con la determinazione di chi da anni lotta contro un modello economico cinico e iniquo, perché sfrutta persone e risorse e specula sui diritti fondamentali; una verità che la pandemia ha svelato alle masse in modo inequivocabile. Ci siamo mobilitati con una ripartenza dal basso di cui tanta parte di Firenze sentiva il bisogno, in una manifestazione colorata e unitaria, tantissime sono infatti le realtà di lotta che hanno partecipato alla giornata, ognuna con le proprie caratteristiche e le proprie parole d'ordine ma tutte convinte della necessità di contrastare il morbo sociale del capitalismo in nome della uguaglianza, per conquistare la dignità e il futuro che spetta di diritto alle classi proletarie e operaie. Abbiamo appena cominciato" ha concluso Cecchi.

Dieci i punti centrali della protesta ai quali corrispondono altrettante mosse per ripartire dopo la crisi sanitaria ed economica "Il rilancio immediato della sanità pubblica, con più presidi sanitari sia di emergenza che ordinari e con recupero di edifici e aree ex sanitarie dismesse, l’aumento significativo di personale negli organici ospedalieri, per la rivalutazione degli stipendi delle mansioni sanitarie e per l’assunzione diretta dei lavoratori oggi sfruttati dal sistema degli appalti, l’abolizione dei ticket sanitari per i redditi bassi e medi, la riqualificazione del salario minimo e per un reddito di dignità strutturale e universale garantito, il contrasto alla disoccupazione con l’abbassamento dell’età pensionabile e con la riduzione dell’orario di lavoro nei Ccnl a parità di stipendio, lo stop ai contratti di lavoro precario e senza tutele, il ripristino della Scala Mobile, dell’Articolo 18 e per il divieto stabile di licenziamenti arbitrari, il diritto alla casa e per il diritto di residenza per tutte\i, il diritto allo studio e ad una istruzione di qualità, gratuita e sicura, con riduzione del numero degli alunni nelle nuove classi, implementazione di edifici e aule scolastiche, degli organici e dei salari, la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi contro i processi speculativi e lo spreco di risorse fondamentali come suolo ed acqua".

Ma come ottenere tutto questo nella seconda e terza fase dell'emergenza sanitaria? "Con l’abbattimento delle spese militari in armamenti e missioni di guerra all’estero e con la chiusura delle basi Nato. Con la completa gestione pubblica dei settori sanità e istruzione e la cessazione dei finanziamenti alla sanità privata e alla scuola privata. Con l’abolizione del sistema di welfare aziendale che toglie risorse vitali al SSN. Con la gestione pubblica di Rsa, del ciclo dei rifiuti, dell’energia, delle telecomunicazioni. Con la ripubblicizzazione dei trasporti e dell'acqua. Con una forte tassazione dei grandi patrimoni e dei grandi capitali. Con la cancellazione delle opere inutili come la Tav e il Tap, inceneritori e nuovi aeroporti, destinando risorse al benessere sociale, collettivo, solidale e ambientale. Con la diminuzione del carico fiscale sul lavoro dipendente. Con l’esproprio delle aziende che esternalizzano le produzioni. Con l’esproprio e la redistribuzione delle abitazioni sfitte".



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