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Attualità mercoledì 05 agosto 2020 ore 14:33

Esercizi pubblici al tracollo per colpa del Covid

Sono 22 mila i pubblici esercizi in Toscana ed impiegano 53 mila dipendenti, Confcommercio ha chiesto aiuto al vice ministro Laura Castelli



FIRENZE — Il presidente di Fipe-Confcommercio Toscana, Aldo Cursano, ha reso noto l’esito dell’incontro con il vice ministro all’economia Laura Castelli, per sostenere la categoria con indennizzi e ammortizzatori sociali, rilanciare i consumi e ripopolare i centri storici. Insieme a Cursano nella sede Confcommercio di piazza Annigoni anche il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, il direttore di Fipe nazionale Roberto Calugi, lo chef stellato Marco Stabile, presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini, e il coordinatore dei pubblici esercizi fiorentini Francesco Sanapo.

Secondo l’ultima indagine di Confcommercio, negli ultimi dodici anni le città capoluogo della Toscana, a fronte di un progressivo arretramento degli esercizi commerciali (-1.272, dalle 16.748 unità del 2008 alle 15.476 del 2019), avevano visto un boom di bar, ristoranti e strutture ricettive, passati dai 7.894 totali del 2008 ai 9.935 del 2019.

"Sgravi contributivi per ridurre l’impatto del costo del lavoro, proroga della cassa integrazione fino a fine anno, l’impegno ad intervenire sui canoni di locazione attraverso la proroga del credito d’imposta, l’istituzione di un fondo specifico per il settore e incentivi a chi consuma nei pubblici esercizi sotto forma del riaccredito del 20 per cento di quanto speso con moneta elettronica" queste le promesse che la delegazione Fipe-Confcommercio guidata dal vicepresidente vicario nazionale Aldo Cursano è riuscita ad ottenere nei giorni scorsi dalla vice ministra all’economia Laura Castelli, che si è anche dichiarata disponibile a valutare la proposta sulla deducibilità delle spese per i pasti fuori casa, avanzata da Fipe.

“In Toscana il comparto dei pubblici esercizi rappresenta 22mila imprese, per metà ristoranti, ed oltre 53mila lavoratori dipendenti - ha sottolineato il presidente Aldo Cursano, - nella sola provincia di Firenze esiste una rete formata da più di cinquemila locali, che rappresentano un vero “patrimonio immateriale” dell’accoglienza e dello stile di vita italiano. Sostenere queste imprese non è solo questione economica, perché significa anche salvare i valori che hanno reso grandi socialità e turismo nel nostro Paese. Ecco perché abbiamo rivendicato con forza al Ministero dell’Economia interventi urgenti che tutelassero questo comparto, fortemente penalizzato dagli effetti della pandemia. Ma più che sussidi noi chiediamo di lavorare”.

Un bonus che incentivi i consumi in bar e ristoranti, in particolare attraverso i pagamenti in digitale, la promessa di sostenere i centri storici svuotati dall'assenza dei turisti e dal persistere dello smart working, così come la proposta di istituire un fondo per la ristorazione per l'acquisto di prodotti agroalimentari italiani - ha detto il direttore nazionale di Fipe-Confcommercio Roberto Calugi , - sono già il segnale di un cambio di rotta che ci fa ben sperare per il futuro. Le misure proposte, in particolare dal Viceministro Castelli e dai Ministri Dario Franceschini e Teresa Bellanova, sono testimonianza del fatto che il Governo si è reso conto della crisi drammatica che sta vivendo il comparto dei pubblici esercizi e del ruolo che questo comparto svolge nelle filiere turistiche e agro-alimentare, come la nostra Federazione denuncia ininterrottamente da mesi. Se le cose non cambiano, a livello nazionale per fine 2020 stimiamo la perdita di 50mila imprese e 350mila posti di lavoro a rischio”.

“Anche se le imprese sono tutte operative, la situazione resta grave, con perdite medie di fatturato del 40 per cento ma superiori al 70 per cento in settori ancora fermi come catering e banqueting - ha ricordato il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, - gli imprenditori ce la mettono tutta per resistere e lo hanno dimostrato anche nella fase del “lockdown”, ingegnandosi per continuare a dare servizi ai propri clienti fra consegne a domicilio e asporto. Poi hanno accelerato l’innovazione, con menù digitali, presenza sui social, prenotazioni on line. Ma ci vorrà molto tempo prima che si torni alla normalità. E dire che i pubblici esercizi erano in forte crescita, un vero fiore dall’occhiello anche per l’occupazione”. 

Per aiutare la categoria a superare gli effetti della crisi da Covid-19, secondo Fipe-Confcommercio occorre “Ricevere un contributo quantificato sulla base della differenza di fatturato rispetto all’anno 2019 sarebbe una boccata d’ossigeno importante per le imprese in difficoltà. L’importante è che non ci si metta di mezzo la burocrazia a rallentare le cose - ha aggiunto il presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini Marco Stabile, - noi stiamo facendo salti mortali per mantenere l’occupazione, perché abbiamo investito sulla formazione e la professionalità dei nostri collaboratori, che sono il vero valore aggiunto delle nostre imprese. Ma se la situazione continua così da soli non ce la facciamo”. E il coordinatore dei pubblici esercizi fiorentini Francesco Sanapo ha ricordato “la necessità di ridurre in maniera significativa i costi di gestione delle attività, da quelli che gravano sul lavoro agli affitti. Tutto questo per evitare il rischio di perdere quel patrimonio inestimabile rappresentato dai pubblici esercizi, sia come anelli importanti della filiera agroalimentare sia come luoghi di aggregazione. Ci vuole una visione strategica: che città sarebbero le nostre senza bar e ristoranti?”.



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