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sabato 21 settembre 2019

Attualità venerdì 16 agosto 2019 ore 18:24

Demolire Sollicciano, idea fuori tempo massimo

La proposta lanciata a Ferragosto dal sindaco di demolire il carcere prevede una programmazione troppo lunga per rispondere ad un problema attuale



FIRENZE — Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha usato parole forti per decretare l'inutilità della struttura penitenziaria alle porte del capoluogo (vedere articoli collegati), ma alla iniziale proposta di demolizione e ricostruzione, ritenuta troppo dilatata nel tempo, si sono aggiunte nelle ultime ore altre ipotesi da percorrere in tempi più brevi.

I consiglieri comunali Antonella Bundu e Dmitrij Palagi che hanno partecipato il 15 agosto alla visita a Sollicciano organizzata da Progetto Firenze, all'interno della campagna nazionale 'Ferragosto in carcere', organizzata da Partito Radicale e Unione delle Camere Penali, hanno commentato "Ci siamo stupiti all'uscita da Sollicciano di apprendere dichiarazioni sovrapponibili del sindaco Dario Nardella e del portavoce del centrodestra Ubaldo Bocci sulla proposta di una completa ricostruzione del carcere. Non è una risposta adeguata al dramma presente. I tempi e i costi di un'operazione simile parlano di un processo lungo, su cui confrontarsi in tranquillità, ma che non può cancellare quello che abbiamo visto nelle numerose ore di visita. Ci spiace che la delegazione del sindaco non sia riuscita a unirsi a quella di Progetto Firenze, neppure per poca strada. Ci chiediamo inoltre perché un'iniziativa dell'amministrazione si sia aperta a un solo membro del consiglio: nella delegazione del sindaco mancavano esponenti del Partito Democratico, della Lista Nardella e delle altre opposizioni". 

Massimo Lensi dell'Associazione Progetto Firenze ha commentato così la proposta del sindaco "Merita di essere annoverata come la classica uscita agostana, affascinante ma priva di concretezza. Vogliamo però prendere la parte positiva della sua proposta e iniziare a darle gambe per fare un passo in avanti nella giusta direzione. Visitiamo quel carcere ormai da quindici anni senza aver mai notato significativi cambiamenti in positivo. Demolirlo, anche con interventi a frequenza scaglionata, significa, però, aprire una prospettiva di almeno quindici anni, senza aver compreso che la realtà dei problemi riguarda principalmente l’oggi, chi ci lavora e i 700 e passa ristretti che là scontano la pena in condizioni terribili. Persone, queste ultime, che non hanno la possibilità di sperare in un futuro diverso lontano dalla scuola del crimine. Per affrontare l’emergenza Sollicciano servono innanzitutto interventi concreti per potenziare subito la parte che riguarda la elaborazione dei percorsi rieducativi. Vanno perciò incentivate le misure per l’esecuzione penale esterna e va presa in considerazione, specialmente da parte di un Comune, la possibilità di offrire percorsi di inserimento al lavoro e un posto dove dormire nei primi mesi fuori dal carcere, anche lavorando in collaborazione con le tante comunità presenti nel nostro territorio. Prima di demolire il carcere, va costruito un ponte tra l’istituzione totale e la città, considerando, come modello di lavoro la coesione tra tutti i soggetti. Non ci siamo incontrati durante la visita all’interno dell’istituto, ma questo non significa, almeno da parte nostra, l’assenza di una disponibilità al confronto politico.”



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