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Attualità domenica 31 maggio 2020 ore 14:28

Da Betori una omelia contro la città della rendita

Nella cattedrale di Firenze per la messa di Pentecoste l'arcivescovo e cardinale Giuseppe Betori ha tenuto una omelia sulla rinascita dell'uomo



FIRENZE — L'immagine di Gesù risorto che si rivolge agli apostoli per offrire loro lo Spirito Santo ha guidato l'omelia di Pentecoste proclamata nel Duomo di Firenze dal cardinale Giuseppe Betori che ha toccato il tema dell'emergenza sanitaria e della conseguente crisi economica.

"È importante che un progetto nuovo di città apra scenari davvero innovativi che rompano con la città delle rendita, - ha detto Betori nella sua omelia - con la disarticolazione dei suoi territori, con la scarsa attenzione alle esigenze della vita sociale. Ma è altrettanto importante che il progetto resti ancorato saldamente alle radici dell’identità storica di Firenze, che il turismo di massa ha rischiato di ridurre a vetrina e non più a humus culturale, staccando il cuore della città dal suo corpo. Molti dei problemi che soffriamo nascono dall’interazione che si è sviluppata tra questi due fattori negativi". "I prevedibili minori flussi turistici - ha proseguito Betori - non possono essere subiti come una minore rendita, ma colti come occasione per ridare spazio alle funzioni di base di una comunità: la conoscenza, le relazioni, i vincoli familiari, la vitalità della società civile, la cura delle persone e dell’ambiente, il lavoro". "E questo - ha aggiunto - senza cancellare il nostro volto, quasi che dovessimo vergognarci della bellezza che ci circonda, ma farne piuttosto motivo di crescita della coscienza identitaria ed etica della convivenza. Non basta guardare ciò che è bello e restarne estasiati, ma occorre capire quali sono stati i valori e i legami che lo hanno generato". 

"Il futuro chiede un chiaro riferimento antropologico, che garantisca la dignità di ogni persona umana, dall’inizio alla fine, e che distrugga i falsi miti individualistici che ci hanno intossicato fino a ieri. Fino a ieri, fino a quando ci siamo accorti che perfino un virus può costringerci a riconoscere quanto dipendiamo gli uni dagli altri" ed ancora "Sembra che dovremo attraversare una grave crisi economica, che andrà affrontata avendo a cuore la necessità di creare lavoro per tutti, l’ascolto di istanze e prospettive delle nuove generazioni a cui un giorno verrà consegnata questa città, la preoccupazione perché nessuno sia lasciato ai margini" ha concluso.

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