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Attualità martedì 10 marzo 2020 ore 14:45

Detenuti in rivolta, parla la criminologa

Su Qui News l'intervista a una professionista sulla protesta nata dalle restrizioni dovute al contagio da Coronavirus



FIRENZE — Una protesta dei detenuti ha interessato nelle ultime ore molti penitenziari italiani da Milano a Palermo, passando per Bologna, Roma e Salerno fino al carcere di Sollicciano alle porte di Firenze, e ai penitenziari di Pisa e Prato. Il bilancio nazionale è di dieci detenuti morti ed alcuni tentativi di evasione. La rivolta sarebbe esplosa a seguito delle restrizioni adottate per il contenimento del contagio da Coronavirus, ad iniziare dalle limitazioni ai colloqui con i parenti.

Qui News ha contattato la criminologa Wilma Ciocci esperta in progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti

Cosa ha provocato la rivolta?

"Dietro le rivolte ci sono reali situazioni di disagio personale e collettivo. I detenuti hanno protestato perché le misure varate dal governo per combattere l’emergenza comprendono anche una serie di restrizioni ai colloqui con i parenti. Le relazioni con i parenti sono tra i diritti fondamentali dei detenuti, riconosciuti da qualsiasi ordinamento giuridico e tutelati dalle Convenzioni internazionali per i diritti umani. Se togli il contatto con l'esterno, tutto diventa più difficile". 

Le restrizioni sono state applicate in base ad una emergenza sanitaria.

"Le restrizioni attuali sono comprensibili, ma si inseriscono in un contesto di già ampie limitazioni. Il permesso premio, le uscite, sono momenti fondamentali nella quotidianità, chi non può beneficiare di misure alternative per il regime ostativo ha solo il colloquio. Le già difficili condizioni di sovraffollamento, rischiano di diventare intollerabili con gli allarmi e le psicosi delle distanze di sicurezza da rispettare per non infettarsi di coronavirus". 

Il contenimento del virus in carcere è più complesso che nel mondo esterno?

"Bisognerà affrontare il caso dei detenuti positivi al virus, che ci saranno. Quando ci sarà un positivo in una sezione, dovranno andare in quarantena tutti coloro che vi sono entrati a contatto: il poliziotto, il medico, l'infermiere, il direttore, l’educatore ed i compagni di cella o di sezione. E in quali strutture potranno essere isolati? Il governo ha previsto un piano di emergenza?".

Quale scenario si apre sul territorio italiano?

"Il peggioramento della vita nelle carceri costringerà le autorità a ricorrere a benefici straordinari come l’indulto e l'amnistia. L’associazione Antigone è impegnata in un'azione di sensibilizzazione e di pressione delle istituzioni affinché si garantiscano contatti telefonici o skype giornalieri (i detenuti hanno a disposizione solo 10 minuti di chiamata a settimana) e affinché si riconosca la detenzione domiciliare a tutti coloro che hanno una patologia che ne metta a rischio la salute in caso di contagio". 

Ci sono altre misure adottabili?

"In molti propongono di ricorrere più rapidamente alle misure alternative alla pena, come l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare, previsti dall'articolo 47 della legge sull'ordinamento penitenziario".

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