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Attualità sabato 10 aprile 2021 ore 14:14

Braccianti in piazza, "agricoltura dimenticata"

Il presidio davanti alla prefettura
Il presidio davanti alla prefettura

A livello provinciale nel 2020 i lavoratori agricoli hanno fatto 20.000 giornate in meno dell'anno prima, ma mancano gli ammortizzatori sociali



FIRENZE — "Tra Firenze e provincia nel 2020 si sono fatte 20mila giornate di lavoro agricolo in meno rispetto al 2019 (da 100mila a 80mila), nonostante che i lavoratori siano aumentati (da 1.258 a 1.402). Ciò implica anche che molti lavoratori non avranno accesso all’ammortizzatore sociale della disoccupazione agricola, e altrettanti ne prenderanno una misera parte (per averne diritto per il 2020 ci vogliono 102 giornate nel biennio 2019/2020). Idem per la malattia, visto che per averne diritto servono 51 giorni di lavoro effettivo prima dell’evento o nell’anno precedente". Sono i dati portati da Flai Cgil sullo stato del settore agricoltura nel Fiorentino, i cui lavoratori oggi sono scesi in piazza anche a Firenze come in altre città della Toscana e d'Italia dopo un anno in cui il Covid-19 ha profondamente segnato anche la loro vita lavorativa.

A Firenze la manifestazione si è svolta in via Cavour, dinanzi alla prefettura, e ha coinvolto i lavoratori dipendenti dell'economia rurale per la mobilitazione indetta da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. A livello nazionale, quel che si lamenta è che il decreto Sostegni si dimentichi dei braccianti agricoli: "Nessun ristoro previsto per questi lavoratori che nel 2020 hanno perso moltissime giornate di lavoro, contrariamente ai bonus a pioggia concessi a tante altre categorie, né la previsione, da tempo il sindacato chiede, di garantire figurativamente le stesse giornate lavorate nel 2019. Beffati due volte gli oltre 40mila lavoratori stagionali dell’agricoltura Toscana, come nel resto d’Italia", spiegano i sindacati.

L’obiettivo dell'agitazione di oggi, spiegano le organizzazioni sindacli, è "rivendicare le ragioni di migliaia di famiglie di lavoratori del settore agricolo, ridotte in povertà dalla drastica diminuzione delle giornate di lavoro e dalla necessità di avere un adeguato sostegno". In ginocchio ci sono gli agriturismi così come i lavoratori stagionali che "sono stati essenziali in tutte le fasi della pandemia, ma sono stati dimenticati anche dal governo Draghi, discriminati ed esclusi dal diritto di ricevere ristori adeguati".

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