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Attualità mercoledì 04 novembre 2020 ore 19:19

Tre allerte per salvare i beni culturali dal fango

Un nuovo piano strategico per salvare le opere d'arte che prevede personale specializzato, volontari ed una banca dati dei beni culturali a rischio



FIRENZE — La prefettura di Firenze ha proposto un modello di strategia di gestione del rischio idrogeologico da estendere ai soggetti pubblici e privati detentori di beni culturali sul territorio metropolitano. Il piano prevede tre livelli di allerta, la figura di un referente per la sicurezza, squadre di intervento specializzate e squadre di volontari, una banca dati delle opere a rischio.

Nella ricorrenza dell’Alluvione è stato presentato a Palazzo Medici Riccardi un protocollo sul sistema di allertamento per la messa in sicurezza dei beni culturali fiorentini in caso di esondazione dell'Arno. Gli enti che sottoscriveranno il protocollo sono la Regione Toscana, la Città Metropolitana di Firenze, il Comune di Firenze, la Diocesi Arcivescovile di Firenze, il Segretariato regionale MiBACT per la Toscana, la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco per la Toscana, l’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale, l’Agenzia del Demanio, le Gallerie degli Uffizi.

L’accordo stabilisce in dettaglio "le procedure relative alle fasi operative di allerta, preallarme e allarme, gli enti proprietari o detentori di beni culturali avranno maggiore disponibilità di tempo per l’attuazione dei piani di emergenza interni. Tali procedure, anticiperanno in buona parte l’attivazione delle fasi operative dei piani di Protezione Civile".

“Questo accordo si offre quale valido strumento per agire in anticipo rispetto all’emergenza, cercando di ridurre il rischio cui sarebbe sottoposto l’inestimabile patrimonio artistico-culturale fiorentino in caso di una nuova esondazione del fiume Arno”, ha detto il Prefetto Laura Lega..

Sono stati determinati tre momenti critici per decidere tempi e azioni degli interventi: quello di “allerta”, di “preallarme” e di “allarme”, che si fondano su livelli di gravità crescente dell’evento naturale in atto.

L’obiettivo è che "gli Enti predispongano al loro interno un referente per la sicurezza h24, coordinatore per l’emergenza, destinatario delle comunicazioni di allertamento e in grado di chiamare in soccorso le squadre di volontariato previamente individuate. Al fine di garantire interventi tempestivi e mirati, si è pattuito che i singoli Enti proprietari/detentori individuino le proprie squadre interne di emergenza, determinando i criteri di scelta per la loro composizione. Una buona gestione delle emergenze, infatti, può essere garantita soltanto se si dispone di squadre di primo intervento costituite da un numero sufficiente di persone adeguatamente formate e coordinate per gli aspetti funzionali e logistici. Il personale interno dovrà ricevere un’adeguata e specifica formazione, differenziata a seconda dei livelli di responsabilità. Nell’ultima fase di aggiornamento dell’Accordo, è nata anche l’idea di creare un corpo di volontari specializzati, ulteriore rispetto a quello appartenente al sistema di Protezione Civile regionale e, quindi, scelto all’interno del mondo dell’associazionismo e del terzo settore.

Previsto anche "Un Comitato di Coordinamento ed un Tavolo di coordinamento dove le parti dovranno mettere a disposizione le proprie competenze ed informazioni. Infine gli Enti firmatari concordano di avviare la sperimentazione di una Banca dati che, per i siti maggiormente vulnerabili, conterrà le principali informazioni utili per la gestione delle situazioni di emergenza".



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