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lunedì 27 giugno 2022

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​Ne è passato di vino “sotto i ponti"

di Nadio Stronchi - martedì 10 maggio 2022 ore 08:00

Il Sangioveto l’ha fatta da padrone, ora, spesso lo “sposano” con il Merlot

Toscana, 1902, molti studiosi di enologia percepiscono che il vento del conoscere e del sapere soffia in favore. Collaborano e si uniscono per fare ulteriore ricerca e pubblicare testi. Uno di questi testi e di Edoardo Ottavi e Arturo Marescalchi, grandi ricercatori competenti. "Guida Vinicola della Toscana” che menziona vitigni e vini, produzioni, qualità e infine una rete ferroviaria per la commercializzazione, in modo specifico delle province di Pisa e Grosseto con un’aggiunta dell’Isola d’Elba. 

I due autori ci fanno notare come le varietà dei vitigni sia molto variegata con alcuni ben noti come l’Aleatico, l’Alicante, Moscato, Ansonica, Canaiolo, Pinot Bianco, Sangioveto Grosso e Piccolo, Trebbiano e altri vitigni minori autctoni, cinquanta in tutto: predominanti il Sangioveto, (oggi Sangiovese), Trebbiano e Canaiolo. La diffusione era basata attraverso conoscenze di commercianti di vino che conoscevano bene i territori ma non i metodi di sviluppare i vigneti praticando una diffusione molto variegata ma empirica. 

La qualità dei vini era rappresentata dal Chianti in primis e poi tutti gli altri che variavano da buoni o scadenti. Le frodi non erano praticate dai commercianti ma da una buona percentuale di produttori in vari modi a causa degli scarsi guadagni. La viticoltura era praticata più in pianura che in collina per una facilità di lavorazione della terra, sviluppata, spesso, in modi promiscui con altre piante di frutti o olivi. Le uve nere erano le più usate a causa della maggiore resistenza del vino rosso special modo se era tannico. 

Gli impianti del vigneto erano di circa 8000 ceppi, con il metodo dell’Alberello, in modo da avere due tre grappoli a vite ottenendo una notevole quantità di uve. Ricordiamo che nel 1902 eravamo usciti da poco dai danni della Fillossera, scoperta in Italia nel 1850 e che il biologo Pasteur aveva scoperto, nel fine ‘800, il ruolo dei batteri buoni e cattivi nella fermentazione dei mosti e dei vini e per la loro conservazione.

Succedeva spesso di trovare vini con l’acidità volatile alta di acido acetico. Questa disfunzione era vecchia di millenni, e nelle zone più regredite è perdurata fino agli anni 1980. Dal questa data è stato un crescendo della qualità dai vini assemblati o in monovitigno. Il Sangioveto (oggi Sangiovese) è migliorato sotto ogni aspetto enologico ma, spesso, si fa notare tanto al profumo che al gusto per la sua peculiarità astringente dovuta ai tannini non nobili e eccessivi. Nel suo consumo, però, trova sempre il consumatore che lo preferisce avendo quella tipicità di un vino dal forte carattere. Ecco, quello che vi propongo questa volta è un Sangiovese con aggiunta di una piccola parte di Merlot, dell’azienda Poggio Rosso situata a ridosso della zona archeologica etrusca di Baratti-Populonia.

Si chiama TAGES, non per caso, divinità etrusca.

Degustandolo mi ha dato le seguenti sensazioni, Colore: rosso rubino intenso. Profumo: sentori di caffè, lampone e sottobosco. Si sente una lieve tannicità anche al profumo. Gusto: pieno corpo, caldo con sapore di liquirizia, anche al gusto e leggermente astringente, (tipico) ma che non lo fa essere disarmonico. Il Merlot lo ingentilisce molto. Gran vino.

Nadio Stronchi

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