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Cronaca mercoledì 19 luglio 2017 ore 15:00

Il giro d'affari milionario della mafia in Toscana

Colpo al clan mafioso Brancaccio. Agli arresti è finito anche Pietro Tagliavia capo del mandamento e figlio del boss Francesco Tagliavia



FIRENZE — Una vasta operazione antimafia tra la Toscana e la Sicilia ha permesso di smantellare il clan mafioso Brancaccio. Arrestati in 34 e sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro, l'indagine della Guardia di Finanza ha permesso di sequestrare solo in Toscana una dozzina di aziende che commercializzano pedane in legno.

Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere c'è Pietro Tagliavia, che stava scontando i domiciliari a Campi Bisenzio, capo del mandamento di Brancaccio e della famiglia di Corso dei Mille, attualmente ai domiciliari.

Pietro Tagliavia, considerato il capo mandamento e figlio del boss Francesco Tagliavia, è stato arrestato dalla squadra mobile di Firenze in un'abitazione di Capraia e Limite dove si era trasferito appena ieri e dove avrebbe dovuto proseguire a osservare la misura degli arresti domiciliari. 

Con Tagliavia c'era la madre. Ancora in corso il trasloco, visibili nelle stanze gli scatoloni. Per alcuni mesi, fino a ieri, Pietro Tagliavia è stato agli arresti domiciliari in una casa di Campi Bisenzio, presso una famiglia di conoscenti. Ma di recente aveva deciso di spostarsi altrove, ottenendo la necessaria autorizzazione dall'autorità giudiziaria. A Campi Bisenzio Tagliavia junior era ospite di Filippo Rotolo, arrestato anche lui nell'operazione di oggi, da parte della guardia di finanza, e messo ai domiciliari.

Per finanziare le proprie 'attività' i boss avevano imposto il pizzo a tappeto nel territorio di riferimento e, attraverso prestanome, gestivano un ramificato gruppo di imprese che operavano nel settore della commercializzazione degli imballaggi industriali.

Altre persone erano incaricati del controllo delle numerose aziende, tutte intestate a prestanome, utilizzate per realizzare le frodi di natura fiscale, conseguendo il monopolio regionale e una posizione dominante nel restante territorio nazionale nella commercializzazione degli imballaggi industriali.

Le indagini della Squadra mobile e del Gico del nucleo di Polizia tributaria di Palermo hanno consentito di fare luce su numerosi episodi di minacce, danneggiamento, estorsione, furto e detenzione illegale di armi da parte di esponenti della cosca di Brancaccio

Secondo l'accusa, il mandamento era in grado di controllare totalmente un gruppo imprenditoriale distribuito su diverse Regioni ma particolarmente radicato in Sicilia e Toscana.

Le aziende in questione, anche attraverso continui mutamenti degli organi societari e delle compagini imprenditoriali, si sono sottratte agli accertamenti del fisco e alla riscossione delle imposte accertate in seguito a verifiche fiscali con volumi d'affari annui per oltre 50 di milioni di euro. 

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