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Cronaca martedì 26 novembre 2019 ore 17:50

Fondazione Open, caccia alle carte di credito

I finanzieri stanno cercando carte di credito e bancomat messi a disposizione di parlamentari. Contestato anche il finanziamento illecito ai partiti



FIRENZE — Nel corso delle perquisizioni scattate questa mattina in dieci città italiane per chiarire i rapporti fra la Fondazione Open e i suoi finanziatori (vedi qui sotto gli articoli collegati), la Guardia di Finanza ha cercato anche carte di credito o bancomat eventualmente messi a disposizione di parlamentari e documenti relativi a rimborsi spese versati sempre dalla Open a deputati e senatori.

Si allarga quindi il raggio di azione dell'inchiesta della procura fiorentina sulla Fondazione Open, l'ente - presieduto dall'avvocato Alberto Bianchi - che dal 2012 al 2018 ha raccolto fondi a supporto dell'attività politica del leader di Italia Viva Matteo Renzi. La procura, che inizialmente indagava per traffico di influenze illecite, ritiene che la fondazione agisse come "articolazione di un partito politico" e ora gli inquirenti stanno raccogliendo elementi a supporto di nuove ipotesi di reato come riciclaggio, autoriciclaggio, finanziamento illecito ai partiti, appropriazione indebita aggravata, false comunicazione sociali. Le indagini riguardano in particolare le primarie del Pd del 2012, il comitato "Matteo Renzi segretario" e alcune ricevute di versamenti effettuati da parlamentari. Gli investigatori stanno scandagliando anche collegamenti ritenuti anomali fra alcune prestazioni professionali effettuate da Bianchi e da collaboratori del suo studio legale e i fondi versati nelle casse della Open.

Le perquisizioni di oggi avrebbero riguardato case e uffici di una ventina di persone residenti a Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli e Palermo, per lo più finanziatori della Fondazione, imprenditori, un commercialista e l'ex presidente Alberto Bianchi, al quale erano già stati sequestrati alcuni documenti due mesi fa, fra cui l'elenco dei finaziatori della fondazione.

"La perquisizione di oggi è un'integrazione della precedente perquisizione effettuata nel settembre scorso - ha dichiarato all'Ansa il difensore di Bianchi, avvocato Nino D'Avirro - ed è stata eseguita in relazione alle sole ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti e traffico di influenze illecite". L'avvocato D'Avirro ha escluso che ad Alberto Bianchi siano contestati altri reati.

Dal canto lo stesso Bianchi ha ribadito in una nota la massima collaborazione con la magistratura.

"Fin da subito mi sono messo a disposizione fornendo qualsiasi atto mi sia stato richiesto - ha scritto Bianchi nella nota - Del resto tutte le entrate e le uscite della Fondazione Open sono tracciabili, perchè avvenuto con bonifico, carte di credito. E' stato fatto tutto alla luce del sole, messo nero su bianco. Si sta facendo una polemica strumentale che potrebbe toccare qualsiasi politico o amministratore".

Contro il sequestro di documenti effettuato nel settembre scorso, i legali di Bianchi presentarono a suo tempo un ricorso al Tribunale del Riesame ma io giudici lo hanno respinto.


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