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mercoledì 11 dicembre 2019

Cronaca domenica 14 luglio 2019 ore 17:35

Mostro di Firenze, spunta la prova artefatta

Una nuova perizia sul proiettile rinvenuto nell'orto di Mercatale smonterebbe l'ipotesi accusatoria, parla la criminologa che difende Pietro Pacciani



FIRENZE — Nell'inchiesta del Mostro di Firenze spunta una nuova perizia, come racconta oggi La Nazione, che ha analizzato il proiettile rinvenuto durante una perquisizione all'interno dell'orto del contadino Pietro Pacciani, accusato di essere l'omicida seriale, ma assolto in appello e successivamente deceduto. Il reperto, già sezionato negli anni '90, è un proiettile in piombo non ramato marca Winchester Serie H attribuito ad una calibro 22 a canna lunga.

Wilma Ciocci, la criminologa autrice del libro "Flop Criminologico, Il caso Pietro Pacciani" assieme alla collega Alessandra Severi, spiega a Qui News "La nuova perizia non ci racconta nulla di nuovo. L'assenza di certezze e la mancanza di un nesso tra quel proiettile e Pacciani risulta già nelle perizie Mei e Spampinato e non è mai stata acclarata dai giudici".

Come si spiega allora che nell'opinione pubblica fosse diventata quella la prova regina? "Occorre calarsi nel contesto dell'epoca - spiega Ciocci formatasi sul caso con l'ausilio dell'avvocato Rosario Bevacqua, difensore storico del Pacciani - c'era una grande pressione mediatica sul caso. Occorreva chiuderlo e dare un nome all'assassino. Trovare un proiettile Winchester Serie H in mano al Pacciani lo avrebbe inchiodato. Ma ricordiamoci in quali modalità fu rinvenuta quella prova, nelle sentenze lo ritroviamo ed è facile capire come il ritrovamento fu ben poco convincente in sede giudiziaria. Gli inquirenti avrebbero visto uno "scintillio" al calare del sole ed in un giorno di pioggia".

Nella sentenza di secondo grado si parla di "obbiettive e consistenti perplessità in ordine alla genuinità dell'elemento di prova" ed a seguire sono riportate tre motivazioni addotte per confutare il giudizio di primo grado che portano ad una valutazione di "illogicità".

Sarebbe stato plausibile per l'assassino conservare un bossolo nella vigna? "Non quello. Le perizie ne avevano evidenziato le differenze con i bossoli repertati sui luoghi dei duplici omicidi ed un omicida seriale per questioni puramente psicopatologiche legate al feticismo non avrebbe mai conservato un proiettile diverso dalle partite utilizzate".

Che idea si è fatta degli ultimi approfondimenti di indagine? "Invito ancora oggi a riprendere in mano quanto sostenuto dagli investigatori federali, l'FBI non sbagliava quando parlava di un assassino che agisce da solo, di un uomo colto, alto almeno un metro e ottanta. Nella sentenza di secondo grado si delinea bene il comportamento criminale e si mette in risalto come l'approccio del Pacciani sarebbe stato fisico e non tecnico, avrebbe toccato le vittime con le mani e non con il coltello. Ma in Italia abbiamo preferito andare dietro ai compagni di merende e ad un contadino di un metro e sessantaquattro".

Arriveremo ad una soluzione? "La vera prova regina è l'arma. Senza quella continueremo per sempre a fare solo delle ipotesi".



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