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Cronaca giovedì 21 maggio 2020 ore 18:25

Truffe immobiliari, giro d'affari milionario

Il sodalizio criminale fingeva di poter piazzare all’estero case, alberghi e terreni. Danneggiati in 53 tra proprietari e imprenditori, molti toscani



LIVORNO — Promettevano guadagni facili ma in realtà gli unici a intascare il denaro, ben 1 milione di euro, erano loro: cinque componenti di un sodalizio criminale tra imprenditori e professionistiche simulavano di poter piazzare all’estero case, alberghi e terreni.

Ma all’alba, un maxi blitz della guardia di finanza ha messo fine ai giochi con l’arresto di quattro persone, due in carcere e due ai domiciliari e una misura a carattere interdittivo con cui viene inibita l’attività professionale del quinto componente dell’associazione a delinquere, titolare di uno studio notarile.

È l’epilogo dell’operazione Limited, che ha smantellato un sodalizio dedito alla commissione di truffe internazionali immobiliari e finanziarie ai danni di altri imprenditori e privati: 53 le vittime delle condotte truffaldine che hanno messo in moto Procura e Fiamme Gialle, consentendo di individuare le responsabilità di 10 persone coinvolte in 28 episodi di truffa realizzati a Livorno e in altre 10 località toscane, da Firenze a Casciana Terme, da Bibbona a Portoferraio, da Ponsacco a Fauglia, da Crespina Lorenzana a Riparbella, fino ad arrivare a Volterra e a Follonica, oltre che in altre 8 regioni italiane.

Per cinque dei dieci indagati sarebbe emerso il coinvolgimento attivo in una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, il sodalizio avrebbe agito in tre modi diversi:

- simulando trattative per compravendite di case, alberghi e terreni, in cui veniva millantata alla vittima di turno, interessata alla vendita del suo immobile di pregio non facilmente commerciabile, la volontà di acquisizione da parte di gruppi o soggetti stranieri dotati di grandi risorse economiche, fondazioni arabe, magnati americani, sceicchi, imprenditori cinesi o banche croate. Un affare che doveva concludersi con la costituzione di una Limited, società di diritto inglese assimilabile alla Srl italiana e il versamento di una consistente somma di denaro, solitamente pari a circa 30 mila euro, a carico dello stesso potenziale venditore, incassata la quale i proponenti il business si rendevano irreperibili;

- intervenendo nel contesto di pratiche per l’ottenimento di mutui o prestiti, in cui  veniva previsto il ricorso alla costituzione di società straniere a spese del malcapitato, anche qui con l’incasso del denaro e la susseguente irreperibilità dei truffatori intermediari;

- direttamente acquistando beni mobili, in cui veniva prospettato a esercenti commerciali le esigenze di terzi di (a loro volta) acquisire materiali e arredi di vario genere in pronta consegna, ritirando poi la merce con la contestuale consegna di assegni, sempre inesigibili perché facenti parte di carnet oggetto di furto o di smarrimento.

Rilevante il valore dei patrimoni immobiliari oggetto degli affari, fatti apparire come di facile realizzazione da parte dei sodali. In realtà non era così, visto che il valore degli immobili che gli indagati hanno finto di poter far monetizzare alle vittime dei propri raggiri era superiore a 150 milioni di euro.

A fronte delle condotte tracciate, la guardia di finanza ha ricostruito i proventi illeciti incamerati dal dominus dell’associazione, che ammontano a un milione di euro, tra cui 84mila euro trasferiti in una banca degli Emirati Arabi Uniti e 170mila euro per gli arredi e i materiali edili acquisiti, anch’essi, tramite truffe.



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