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Attualità venerdì 29 dicembre 2017 ore 14:40

Via ringhiere e pedane dai dehors del centro

Varato il nuovo regolamento sulle strutture esterne a bar e ristoranti. Concessioni allungate da tre a cinque anni ma multe più salate a chi sgarra



FIRENZE — Nuovo atto della disputa sui dehors nel capoluogo toscano, le famigerate strutture esterne ai bar e ai ristoranti che ciclicamente finiscono al centro delle polemiche e soprattutto degli scontri tra gli esercenti e Palazzo Vecchio. A definire le nuove norme è il regolamento approvato dalla giunta comunale su proposta dell'assessore alle attività produttive Cecilia Del Re. 

Il testo anzitutto delimita con precisione la superficie massima che può essere occupata dai dehor: il tetto è fissato a 14mila metri quadri in area Unesco e 6mila fuori dall’area Unesco. In alcune piazze della città, a partire da quella del Duomo, le strutture dovranno essere più leggere, vale a dire dovranno spogliarsi di ringhiere e pedane per limitare l'impatto estetico. Potranno anche essere inseriti addobbi con i fiori ma solo su autorizzazione del Comune. Tra le altre misure ci sono la riduzione dei tavoli e delle sedie sui marciapiedi e il riscaldamento a pavimento per evitare il brutto effetto di luce arancione dei funghi.

Per quanto riguarda le sanzioni, per i titolari regolari di dehor che commettono infrazioni è prevista una sanzione pecuniaria che di fatto elimina quindi la sospensione per sette giorni dell'uso della struttura e la decadenza della sospensione dopo la seconda sanzione. Per chi invece è abusivo, è prevista una sanzione che può raggiungere un massimo di 500 euro con la possibilità poi che l'attività sia chiusa per un lasso di tempo di almeno cinque giorni. 

A compensare le regole più stringenti arriva l'allungamento delle concessioni da tre a cinque anni. “L’allungamento della durata delle concessioni è un risultato importante – ha detto l’assessore Del Re – perché consente di dare maggiori prospettive agli esercenti che sapranno di poter ‘contare’ sui propri dehor per altri cinque anni. Un periodo pari a quello del protocollo sottoscritto con la Soprintendenza".



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