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Attualità venerdì 10 giugno 2016 ore 13:22

Vaccinazione possibile per le donne con papilloma

Secondo il Dipartimento materno infantile di Careggi è possibile sottoporre a vaccinazione circa l’80% delle donne trattate per papilloma virus



FIRENZE — Dal dicembre del 2014, presso il servizio di Colposcopia e Laser Terapia di Careggi, sono state sottoposte gratuitamente a vaccino quadrivalente un centinaio di pazienti dai 17 ai 45 anni con pregressa patologia genitale.

I risultati dei test sono davvero molto incoraggianti anche sul piano della spesa sanitaria e sono stati presentati stamani alla stampa dal vice presidente Ente Cassa di Risparmio di Firenze Pierluigi Rossi Ferrini, dal prorettore alla ricerca scientifica nazionale e internazionale dell’Università di Firenze Marco Bindi, il direttore generale AOUC Monica Calamai, e dal presidente della fondazione Foemina Gianfranco Scarselli.

Sono conosciuti oltre 100 tipi di Human Papilloma Virus (HPV) e molti di questi sono responsabili della condilomatosi genitale, una patologia benigna che può interessare entrambi i sessi, mentre altri sono implicati nella patogenesi dei tumori maligni della sfera sessuale, più frequentemente a carico della cervice uterina. E’ stato dimostrato che oltre il 99% dei tumori invasivi del collo dell’utero è associato ad infezione da HPV ad alto rischio.

Fortunatamente, la maggior parte delle donne che viene in contatto con questi virus guarisce spontaneamente nell'arco di un anno senza conseguenze. Solamente le infezioni persistenti, ovvero quelle che si protraggono per oltre un anno, sono in grado di innescare i meccanismi molecolari che possono portare al tumore della cervice uterina. La progressione da infezione virale persistente a tumore invasivo avviene lentamente nel tempo, passando attraverso lesioni cervicali intraepiteliali che, pur avendo le caratteristiche cellulari del tumore, sono confinate all'epitelio e quindi non hanno la possibilità di dare metastasi.

L’identificazione di queste lesioni intraepiteliali è l’obiettivo di tutti i programmi di prevenzione secondaria che vengono effettuati mediante il pap-test o l’HPV-test periodico in tutta la popolazione femminile di età compresa fra i 24 e i 65 anni. Il trattamento del tumore invasivo può essere chirurgico o integrato con radioterapia e chemioterapia; porta alla guarigione nel 60-80% dei casi confinati alla cervice uterina ma ha, come conseguenza principale, la perdita definitiva della capacità riproduttiva. Poiché l’età di massima incidenza delle lesioni intraepiteliali è dai 30 ai 50 anni, la identificazione precoce delle lesioni intraepiteliali è estremamente importante al fine di eseguire interventi conservativi che rispettino l’integrità anatomica e funzionale dell’apparato genitale.

Da pochi anni sono stati introdotti nella pratica clinica due vaccini contro i due tipi di HPV implicati nello sviluppo del 70% dei casi di neoplasia cervicale. Uno di questi previene anche lo sviluppo del 90% dei condilomi genitali. Tali vaccini sono attualmente approvati per soggetti di sesso femminile non ancora venuti in contatto con il virus.

Probabilmente in uno scenario futuro dove la maggior parte delle donne adulte sarà stata vaccinata in età pediatrica, la circolazione dei tipi di HPV implicati nel vaccino si ridurrà drasticamente e, di conseguenza anche la prevalenza delle lesioni intraepiteliali e del tumore invasivo. Purtroppo la vaccinazione, perlomeno attraverso i vaccini attualmente in uso, non potrà sconfiggere completamente la patologia tumorale della cervice uterina poiché questi non attivi contro gli altri tipi di HPV oncogeni, che pur sono responsabili di circa il 30% dei tumori.

Anche con un programma di vaccinazione a regime, quindi, sarà necessario mantenere una qualche forma di screening per identificare precocemente i tumori non prevenibili con la vaccinazione. E’ inoltre oggetto di studio una nuova generazione di vaccini diretta verso un numero maggiore di HPV ad alto rischio oncogeno in modo da prevenire un numero sempre maggiore di tumori, aspirando in futuro alla completa scomparsa di questa patologia femminile.



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