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Attualità sabato 15 febbraio 2020 ore 17:30

Firenze per la Cina, donate 250mila mascherine

Le mascherine protettive sono state donate da un gruppo di imprenditori cinesi e fiorentini. Il sindaco Nardella: "Firenze vicina al popolo cinese"



FIRENZE — Firenze dona 250.000 mascherine alla Cina grazie a un gruppo di imprenditori cinesi e fiorentini. L'iniziativa è stata presentata in Palazzo Vecchio  dal sindaco Dario Nardella, il console della Repubblica popolare cinese a Firenze Wang Wengang, gli imprenditori Giorgio Moretti e Jacopo Mazzei e i rappresentanti dell’Associazione generale dei cinesi a Firenze a quella dei giovani italo-cinesi.

La ricerca è stata molto complessa perché la domanda di mascherine è molto cresciuta con l’emergenza Coronavirus. Dopo diverse ricerche, però, ne sono state trovate 250.000, che sono state inviate a Shanghai, da dove partiranno alla volta di diverse città.

“Firenze si conferma ancora una volta vicina alla popolazione cinese - ha detto il sindaco Nardella - e alla situazione di difficoltà generata dal Coronavirus. Ringrazio in particolare gli imprenditori Giorgio Moretti e Jacopo Mazzei, che hanno reso possibile questa operazione e donato le mascherine”. 

“Sono orgoglioso che Firenze si metta nella scia di quello che ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proposito delle buone relazioni tra Italia e Cina - ha aggiunto Nardella -. È nei momenti difficili che si vedono gli amici e in questo caso l’Italia può e deve fare di tutto per essere in prima linea tra i Paesi amici della Cina. Un'epidemia di queste dimensioni ha una portata necessariamente globale e non supportare la Cina sarebbe un atto folle perché ci rendiamo tutti conto di quanto le conseguenze già ora abbiamo travalicato i confini”. 

“Spero che non si vedano più atti discriminatori e offensivi verso cittadini cinesi - ha concluso il sindaco -. Firenze condanna fermamente qualunque tipo di atto discriminatorio, di odio e di esclusione verso persone cinesi che vivono e lavorano nelle nostre città. Questa è una battaglia culturale, politica e istituzionale e di fronte a battaglie globali ci vogliono risposte globali e l’Italia deve essere in prima linea”. 



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