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Attualità martedì 05 maggio 2020 ore 09:57

Mostro, le vecchie prove per l'ultimo verdetto

In foto la criminologa ha in mano una cartuccia Winchester serie H
Un proiettile Winchester serie H calibro 22

Con la seconda fase dell'emergenza Covid riparte anche l'attività giudiziaria dalla quale è attesa un'importante pagina sul caso del Mostro di Firenze



FIRENZE — Anche il caso del Mostro di Firenze è finito nell'anticamera del Coronavirus, l'udienza prevista a primavera sull'esito degli approfondimenti tecnici è stata infatti posticipata in autunno quando verrà emessa una sentenza sugli ultimi nomi iscritti nel registro degli inquirenti.

L'ultima inchiesta legata ai delitti del Mostro di Firenze ha prodotto un ennesimo lavoro di studio delle vecchie prove repertate ed affidate nuovamente ai periti. Ma le vecchie prove possono ancora parlare? Lo abbiamo chiesto alla criminologa Wilma Ciocci coautrice del libro "Il caso Pacciani" e collaboratrice del difensore storico di Pietro Pacciani, Rosario Bevacqua.

"Dal punto di vista scientifico è difficile che possano esserci grandi novità da parte della balistica, quello che sappiamo è sicuramente l'utilizzo di una Beretta calibro 22 che è stato confermato più volte in giudizio anche se l'arma non è mai stata trovata. L’unico sviluppo che si può avere da un punto di vista balistico è proprio trovare l’arma. Il ritrovamento di una ogiva dentro ad un cuscino della tenda delle vittime francesi del 1985, nella piazzola di Scopeti, ha fatto rumore, le analisi effettuate dai Ris di Roma nel 2019 ne hanno riscontrato l'ossidazione che rende molto difficile attribuirla ad un'arma specifica perché con il tempo si perdono le micro-striature che sono l'impronta dell'arma. Questo ci dice che esistono dei limiti".

A far discutere recentemente è stata anche un'altra indagine balistica relativa ad un reperto ritrovato nell'orto di Pacciani

"La cartuccia inesplosa repertata il 29 aprile 1992 fu ritrovata nell'orto di Pacciani casualmente, dove tutti potevano entrare. Si tratta di un reperto che ha creato molti interrogativi all'epoca e che negli atti occupa un ampio dibattito, viste le congetture fatte in aula ed in sede giudicante era prevedibile che avrebbe fatto discutere anche a distanza di anni. Due giorni prima del ritrovamento si era rotto un paletto di cemento in due tronconi, causa la loro collocazione furono calpestati dagli addetti alla perquisizione, e sarebbe stato il calpestio continuo a far a apparire la cartuccia interrata. Di tanti paletti si è rotto casualmente proprio quello con la cartuccia? Ammesso che la cartuccia sia stata incamerata nella pistola del Mostro, come verrebbe collegata al Pacciani? L'avrebbe interrata lui? Sarebbe opera di un dispetto da parte del vero Mostro? Un tentativo di depistaggio? Una nuova super perizia potrebbe dimostrare per quanto tempo la cartuccia è rimasta interrata. E poi? Risponde ad una domanda certa sull'identità del Mostro? Ricordiamoci che quella cartuccia inesplosa, sulla quale ancora oggi non sappiamo nulla, divenne la prova cardine contro Pietro Pacciani".

Le tracce biologiche analizzate a distanza di tempo offrono più speranze della balistica?

"Negli anni '90 fu sequestrato uno straccio sporco di sangue. Il reperto fu analizzato, eravamo all’inizio degli accertamenti genetici ma non fu trovato sangue delle vittime. All’epoca per fare esami del DNA era necessaria una grande quantità di sangue e questo spesso comporta l'impossibilità di ripetere più volte l'esame approfondendo lo studio con strumenti sempre più sofisticati. Finisce così che abbiamo strumentazioni migliori ma non abbiamo più materiale da analizzare. Differente è stato il caso dei guanti in lattice che erano stati ritrovati in prossimità della tenda, analizzati nel 2019 dal laboratorio di genetica dell'Università di Firenze, grazie al DNA sarebbero poi stati attribuiti alla persona che ha fatto l'ispezione cadaverica".

I vecchi reperti quindi, se ben conservati, possono dare ancora risposte a distanza di anni?

"E' assolutamente possibile fare esami di laboratorio sui reperti anche a distanza di 35 anni. Esistono casi eclatanti della criminologia italiana che sono stati risolti grazie alle analisi di laboratorio, questo è accaduto ad esempio quando si è deciso di ripartire da zero con le indagini ed analizzare tutto il materiale a disposizione. L’analisi genetica oggi è più efficace. Fortunatamente sono migliorate le precauzioni adottate per studiare e congelare la scena del delitto e per repertare e conservare le prove. Questo aspetto, quello dell'inquinamento della scena dovuto all'impreparazione, agli strumenti rudimentali ed alle scarse conoscenze dell'epoca è destinato a segnare per sempre la vicenda del Mostro".



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