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Attualità lunedì 28 novembre 2022 ore 15:25

Madonna di Raffaello torna a casa dopo 300 anni

La pala nata per Santo Spirito è stata fino al Seicento a Pescia per poi entrare a Palazzo Pitti. Adesso torna per tre mesi nella Cattedrale di Pescia



FIRENZE — Un ritorno a casa dopo 300 anni per la Madonna del Baldacchino, la pala d’altare di Raffaello che si prepara a tornare da Palazzo Pitti a Pescia, la città dove si trovava fino alla fine del Seicento.

Grazie al progetto speciale degli Uffizi Diffusi finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, da Aprile a Luglio l’opera vi sarà di nuovo esposta, in dialogo con la sua copia seicentesca. Per tre mesi, dal 29 Aprile al 30 Luglio 2023.

L’opera sarà esposta nella Cattedrale di Pescia, dove dialogherà con la copia commissionata al pittore fiorentino Pier Dandini, alla fine del Seicento, per sostituirla al momento del suo ritorno a Firenze. 

La Madonna del Baldacchino si trova in questo momento all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove, in vista della ‘trasferta’, è stata sottoposta ad accurate indagini diagnostiche per vagliarne lo stato di salute. Il responso degli specialisti ha stabilito che l’opera sta bene, può essere spostata a Pescia ed essere esposta in Duomo senza problemi ed ha avuto solo bisogno di un leggerissimo intervento di consolidamento nella porzione più alta del supporto ligneo.

Realizzata da Raffaello tra il 1506 e il 1508 su commissione della famiglia Dei, la grande pala era stata concepita per la Chiesa di Santo Spirito a Firenze, dove però non andò mai. 

Ne venne in possesso, non molti anni dopo, il suo amico ed esecutore testamentario Baldassarre Turini (1481-1543), alto prelato della Santa Sede nel primo Cinquecento nonché esponente di spicco della comunità pesciatina. Arrivato nella città della Valdinievole, il dipinto fu posto in Duomo, sull’altare della cappella-mausoleo dei Turini che lo stesso Baldassarre aveva fatto erigere tra gli anni ’30 e ’40 del XVI secolo anche per accogliere degnamente la pala dell’Urbinate. La Madonna del Baldacchino vi rimase per un secolo e mezzo, fino al 1697: in quell’anno fu acquistata dal Gran Principe Ferdinando de’ Medici, che la riportò a Firenze nella reggia di Palazzo Pitti, sua attuale sede, dove è esposta tra i capolavori della Galleria Palatina. Nel Duomo di Pescia fu collocata la copia dipinta da Pier Dandini: anche questo dipinto è stato nei mesi scorsi sottoposto a controllo e restauro, in preparazione della mostra che presto lo vedrà a confronto con l’originale di Raffaello.

La soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure Emanuela Daffra “Riesaminare la grande pala a quasi quaranta anni dal precedente, storico intervento ha permesso di verificare la tenuta di quest'ultimo, di fare il punto sulle condizioni attuali del dipinto e di rivedere le conoscenze su di esso alla luce di tecnologie di indagine straordinariamente progredite. Si tratta di un intervento certo meno eclatante di un ‘restauro di rivelazione’, ma prezioso in termini di conoscenze a lungo termine, di monitoraggio e revisione critica delle soluzioni adottate in passato. È un approccio di ricerca rigoroso e schietto che caratterizza l'operare dei laboratori di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure: la convenzione stretta tra i due istituti - Opd e Gallerie degli Uffizi - di recente rinnovata, offre il contesto ideale per coltivarlo”.

Il direttore delle Gallerie Uffizi Eike Schmidt “Il criterio principale dell’operazione Uffizi diffusi è la ricostruzione del tessuto storico e delle vicende artistiche nei vari centri in cui si espongono le opere. Certamente portare la Madonna del Baldacchino di Raffaello a Pescia è un’operazione di peso eccezionale, che non solo vuole ricordare l’arredo originale del Duomo ma mette anche in risalto anche la figura di un pesciatino importante quale fu Baldassarre Turini”.

Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia Lorenzo Zogheri “Oltre ad avere un indiscusso valore artistico, il progetto rientra nel programma di valorizzazione della Valdinievole che stiamo portando avanti insieme agli enti locali e alla Diocesi con l’intenzione di portarvi un turismo di qualità che sappia approfondire i temi del territorio e possa condividerne i valori e le esperienze”.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani “La Madonna del baldacchino di Raffaello, una delle opere più celebri e ammirate della fiorentina Galleria Palatina in Palazzo Pitti, torna dopo secoli nella sua collocazione originale, all'interno del Duomo di Pescia dove potrà essere ammirata nell'ambito del progetto speciale collegato agli Uffizi diffusi. È una notizia eccezionale non solo per i visitatori che potranno ammirarla nella cittadina della Valdinievole, fuori dal tradizionale circuito del turismo d'arte, ma anche e soprattutto perché è una concreta dimostrazione dell'efficacia di un progetto capace di espandersi sull’intero territorio regionale e di valorizzare il rapporto tra arte, storia e territorio. È un progetto che la Regione sostiene con grande convinzione. È un sostegno che auspichiamo presto di concretizzare anche con una legge regionale che aiuti a trovare nuovi modi per valorizzare il territorio e a riportare in ciascuna area le opere ad essa più strettamente legate”.

Il vescovo di Pescia monsignor Roberto Filippini “La possibilità di contemplare il capolavoro di Raffaello nella sua collocazione originale, accanto alla raffinata copia settecentesca del Dandini sarà occasione per molti di ripercorrere un arco di storia dell’arte fra i più suggestivi e fecondi e di poterlo situare in una avventura architettonica religiosa di straordinario interesse quale la Cattedrale di Pescia, nel suo divenire, dalla Pieve Romanica agli adeguamenti delle diverse epoche, fino ad oggi. Per la Chiesa pesciatina inoltre la contemplazione della Pala dell’Urbinate, permetterà di tornare ancora sulle proprie origini, e quasi di prolungare quel Giubileo del suo cinquecentenario, bruscamente interrotto dalla pandemia. L’esposizione della Madonna del Baldacchino infine potrà offrire un ulteriore motivo per riconsiderare l’importanza della via della bellezza nell’esperienza del trascendente”.

Il sindaco di Pescia Oreste Giurlani “Il ritorno della tavola di Raffaello a Pescia è, oltre che un grande avvenimento sotto il profilo artistico-culturale, una formidabile occasione di promozione per la nostra città che, con questa mostra, accende su di sé l’attenzione di un pubblico potenzialmente molto vasto; il Comune di Pescia che, ci tengo a dirlo, si muove secondo un Piano Strategico della Cultura approvato dal Consiglio Comunale, è pronto, anche con il Museo Civico, di recente riaperto, e la Gipsoteca “Libero Andreotti” ad accogliere chi vorrà venire a fruire dell’offerta culturale integrata di Pescia”.

La Madonna del Baldacchino di Raffaello

Raffaello Sanzio

Madonna del Baldacchino

1506-1508

Olio su tela

cm 248x216 (dimensioni originali della tavola) – cm 280x216 (con l’ampliamento del 1697)

Questa pala è l’unica, ad oggi nota, fra quelle di grandi dimensioni e di destinazione pubblica appartenenti al periodo fiorentino di Raffaello. Della sua storia sappiamo molto grazie alla testimonianza di Giorgio Vasari che ricorda come Raffaello avesse ricevuto la commissione del dipinto dalla famiglia Dei, titolare di una cappella nella chiesa di fiorentina di Santo Spirito. Chiamato a Roma nell’autunno del 1508 da papa Giulio II che gli affidò la decorazione dei suo appartamenti in Vaticano (oggi noti universalmente come Stanze di Raffaello), l’Urbinate lasciò incompiuta la pala per i Dei che dunque non raggiunse mai la chiesa e fu rimpiazzata nel 1522 dalla Sacra Conversazione di Rosso Fiorentino, anch’essa oggi esposta nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Dopo la morte di Raffaello (o forse anche prima), la Madonna del Baldacchino fu acquistata da Baldassarre Turini, potente segretario di Leone X e datario apostolico, grande amico di Raffaello di cui fu pure esecutore testamentario, rampollo di una delle famiglie più in vista di Pescia, che la destinò alla cappella della sua famiglia nella Cattedrale della sua città natale. Qui rimase fino al 1697, anno nel quale fu comprata dal Gran Principe Ferdinando de’ Medici, figlio del granduca Cosimo III ed erede al trono granducale. La vendita scatenò violente reazioni da parte dei pesciatini, profondamente legati al culto della Vergine e al quadro di Raffaello, tanto che fu necessario spostarla di notte per poterla trasportare a Firenze, sostituendola con una copia eseguita dal fiorentino Pier Dandini. Giunta a Palazzo Pitti, la pala fu appesa nell’appartamento di Ferdinando, nell’ala meridionale del primo piano. Per adattarla al contesto della collezione principesca e alla cornice lignea intagliata e dorata che ancora possiede, la pittura fu ampliata nella parte superiore dal pittore di corte Niccolò Cassana; si spiegano così il coronamento del baldacchino a forma di cono e la calotta a lacunari che ricalca quella del Pantheon a Roma. L’invenzione di Raffaello è una delle sue più memorabili per l’armonia delle figure, la delicatezza delle espressioni e la capacità di costruzione dello spazio, arioso e monumentale ma al tempo stesso misuratissimo, elementi che provano quanto Raffaello padroneggiasse con autonomia i modelli appresi a Firenze da Fra Bartolomeo, Leonardo e Michelangelo. Il restauro compiuto presso i laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure tra il 1987 e il 1991, e le recenti indagini compiute dallo stesso istituto in occasione della iniziativa di Uffizi Diffusi hanno stabilito che la pittura ha gradi diversi di avanzamento nell’esecuzione, ma in nessun punto è del tutto completa, confermando così l’antica testimonianza vasariana.


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