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Attualità venerdì 14 luglio 2017 ore 10:56

La rabbia dei tassisti per gli attacchi sul lavoro

Solidarietà della categoria al tassista in prognosi riservata dopo l'aggressione e duro attacco a stampa e politica: "Contro di noi odio sociale"



FIRENZE — I tassisti si stringono attorno al loro collega di 67 anni ricoverato in prognosi riservata dopo l'aggressione subita sul lavoro due giorni fa da parte di due rapinatori. Mentre le indagini vanno avanti e in attesa che gli investigatori visionino le immagini della telecamera a bordo del taxi, Uritaxi e Socota lamentano l'estremo disagio della categoria. 

Claudio Giudici, presidente nazionale Uritaxi e vicepresidente del 4390 Taxi Firenze, ricordando anche un'aggressione subita "solo una settimana fa, sempre a Firenze, da un altro collega" spiega che quella dei tassisti è "una categoria professionale vittima, come nessun altra, di un vero e proprio odio sociale che si manifesta troppo spesso in fatti di inaudita violenza". E "la responsabilità principale di tutto questo è della stampa", aggiunge Giudici. "La società civile, infatti, viene continuamente indotta nell'equivoco e nel conseguente rancore, da servizi che dovrebbero essere d'informazione, ma che invece sono dei veri e propri proclami di guerra sociale". 

Marzio De Vita, presidente della Socota - Radio Taxi Firenze 4242, aggiunge "come il livello di tensione messo in atto contro la categoria da certa stampa, ma ancor di più da certa politica, si debba considerare come il peccato originale che affonda le proprie radici nell'esigenza di condurre a prescindere battaglie contro i tassisti per questioni di opportunità. Il tassista è un lavoro usurante e ad alto rischio, e siamo sinceramente stanchi di essere utilizzati come capro espiatorio. Bisogna, inoltre, rivedere le norme di sicurezza a bordo dei taxi. In particolare, è necessario e urgente ormai inserire divisori tra la parte dei passeggeri e quella del conducente, soprattutto per il servizio notturno, e togliere l''obbligo di cintura per il tassista, obbligo che in caso di aggressione si trasforma in una vera e propria trappola per la vittima".


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