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Attualità mercoledì 24 giugno 2020 ore 12:11

La festa è iniziata dal Bel San Giovanni

Sul sagrato del Duomo di Firenze, davanti al Battistero di San Giovanni Battista hanno avuto inizio le celebrazioni per il patrono della città



FIRENZE — Questa mattina con la consegna della Croce e l’Offerta dei Ceri sono iniziate ufficialmente le celebrazioni di San Giovanni. L'Arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori ha officiato le celebrazioni nel Battistero e nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

"Che il nostro Patrono ci protegga e tenga in alto la gloria della nostra meravigliosa Firenze!" ha detto il sindaco Dario Nardella partecipando alle celebrazioni, a Palazzo Vecchio e in Duomo.

Il Battistero di Firenze è detto Bel San Giovanni da una citazione dantesca "Non mi parean (i fori) men ampi né maggiori che que' che son nel mio bel San Giovanni, fatti per loco de' battezzatori" dall'Inferno, XIX canto.

Dall'omelia del cardinale Betori "La festa odierna non è dedicata genericamente ad esaltare la figura di Giovanni il Battista, e neppure a proporre la testimonianza che scaturisce dal suo martirio, a cui è riservata una specifica memoria liturgica il 29 Agosto. Oggi celebriamo la nascita del precursore di Gesù, e la parola nascita evoca in noi attese e speranze, essendo ben consapevoli di come i giorni che viviamo abbiano bisogno di assumere il carattere di una nuova nascita per questa città e per il mondo. Uscendo dall’angoscia dei mesi di crescente diffusione della pandemia, sentiamo il bisogno di ripensarci in modo nuovo, di staccare dal nostro passato, perché proprio il tempo delle limitazioni imposte dal contrasto alla circolazione del virus ha permesso di fare un discernimento – speriamo profondo quanto ce n’è bisogno – tra ciò che è davvero essenziale nella vita umana e ciò che invece l’appesantisce perché non appartiene alla sua autenticità. Troppe cose che sembravano irrinunciabili ci sono apparse vacue, e qui possiamo mettere tutto il mondo del consumismo, mentre di altre abbiamo capito quanto fossero indispensabili, e penso anzitutto alle relazioni tra le persone. Mi fermo qui, ma invito ciascuno a un esame di coscienza al riguardo: cosa ci è mancato e di che cosa non abbiamo sentito la mancanza? Se fatto con sincerità, questo esame dovrebbe condurci alla nostra vera identità di uomini e di donne, al nostro nome, per dirla al modo di Isaia e di Luca".



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