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​Il critico enogastronomico Romanelli a "Geo"

Leonardo Romanelli

La tradizione legata ai cibi del carnevale a "Geo" su Rai2. Schiacciata fiorentina, chiacchiere, frappe o cenci.



FIRENZE — “Carnem Vale! Addio alla carne!”, questa l’etimologia della parola ‘carnevale’, che quindi evidenzia in una parola sola il rigore della Quaresima che segue allo stravizio del periodo carnevalesco in cui, infatti, nella tradizione contadina si uccideva il maiale da cui derivava un momento di abbondanza e di festa.

Leonardo Romanelli, invitato dalla conduttrice Sveva Sagramola, spiega di come proprio l’abbondanza dello strutto in questo periodo dell’anno ha condizionato le ricette tipiche del carnevale. Lo strutto viene infatti utilizzato per dare fragranza a diverse preparazioni come quelle dei dolci preparati per carnevale in tutta Italia e conosciuti come chiacchiere, frappe o cenci.

Come vino da abbinare ai ricchi piatti del carnevale, ad esempio le tipiche lasagne napoletane ripiene di tutto e di più, Leonardo consiglia il Cannonao di Sardegna, un vitigno autoctono della Sardegna conosciuto anche come grenaccia, molto potente, profumatissimo di erbe aromatiche e con aroma di ciliegia, avvolgente e perfetto per il sapore deciso della lasagna e di tutti quei piatti ricchi di ingredienti dal ‘giusto’ carattere grasso tipico del carnevale.

Per la schiacciata alla fiorentina, un dolce fatto con uova e strutto chiamato così perché ci sono tante uova da schiacciare, Romanelli consiglia un passito di Bertinoro, l’Albana di Romagna, un vino da bere in calice d’oro: un’esplosione di albicocche, pesche, ginestra, miele, con elevato contenuto zuccherino ma non stucchevole, da bere fresco, da meditazione, gustando il dolce fiorentino.

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

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