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Arte venerdì 22 giugno 2018 ore 18:00

Fritz Koenig 1924 – 2017 Retrospettiva

Agli Uffizi e a Boboli la più ampia monografica dello scultore considerato tra i più grandi del Novecento.



FIRENZE — Se qualcuno ricorda la grande sfera un tempo collocata nello spazio antistante le Torri Gemelle a New York, scampata all'attentato del 2001 e solo recentemente ricollocata nello spazio in cui un tempo le stesse torri sorgevano, ha sicuramente ha presente un'opera di Fritz Koenig. Commissionata nel 1967 allo scultore che la realizzò in tempo per l'inaugurazione delle Twin Towers nel 1971, l'opera è diventata infatti nel tempo un'icona newyorkese e ancora di più da quando è assurta a simbolo della resistenza della città dopo quell'indimenticabile 11 settembre.

Meno nota, invece, è forse la passione di Koenig per i cavalli, sentimento che costituì la base del suo legame anche con il nostro Marino Marini, e la sua capacità di esplorare l'intimo delle relazioni umane a partire dalla propria storia personale, che ha reso universale.

A tracciare un quadro dell'arte e della poetica di quello che è considerato tra i più grandi scultori del ventesimo secolo pensa la bella mostra retrospettiva in corso agli Uffizi e, in parallelo, a Boboli. Nelle sale del museo sono in particolare visibili disegni e sculture di piccole e medie dimensioni, che percorrono il “discorso” artistico di Koenig a partire dai suoi primi lavori, realizzati appena terminati gli studi d'arte dopo aver vissuto la devastante esperienza della guerra in prima linea, come soldato. Materiale preferito dall'autore, il metallo, che di volta in volta si plasma a rappresentare croci di grande forza emotiva, strani mix tra carri, uomini e cavalli o ancora forme umane talmente stilizzate da diventare archetipi e, così, capaci di parlare a tutti di una vita universale e di un desiderio di amore senza fine come quello di Paolo e Francesca. Non mancano però i riferimenti più espliciti alla biografia dell'artista, come avviene con la scultura che rappresenta una figura con un arto bloccato nel metallo e racconta di quando Koenig iniziò ad avere problemi di deambulazione, o le figure che portano in due e tre dimensioni il suo personalissimo rapporto con le emozioni e l'affettività. Termina il percorso espositivo, un bel documentario che ripercorre la creazione e, successivamente, la restaurazione di “The Sphere”, originariamente creata per rappresentare una “Grande cariatide sferica” ma ormai assunta a simbolo della rinascita di una città dopo la tragedia. 


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