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Cultura lunedì 16 ottobre 2023 ore 07:54

A David LaChapelle il premio alla carriera

L’artista statunitense ritira alla Biennale di Firenze il premio “Lorenzo il Magnifico” e presenta “station of the Cross” in anteprima mondiale



FIRENZE — David LaChapelle una volta ha dichiarato di leggere la Bibbia tutti i giorni e di essere molto ispirato dalla religione.

Ed anche stavolta l’ispirazione è palese, visto che il fotografo statunitense, icona indiscussa della cultura pop, in questi giorni presenta a Firenze in anteprima mondiale un nuovo ciclo di lavori dal titolo “Station of the Cross”, quindici scene della Via Crucis disposte lungo un percorso che simboleggia il cammino di Cristo verso la crocifissione e che l’artista ha interpretato ispirandosi a diversi esempi, dall’epoca medievale a quella postmoderna, immaginando la tradizionale narrazione religiosa in un modo nuovo, colorato esageratamente, poetico e kitsch, mescolando codici semantici e reinterpretando la secolarizzata cultura visiva del sacro.

Lo fa durante la XIV edizione della Biennale di Firenze, in pieno svolgimento alla Fortezza da Basso della città toscana fino al prossimo 22 ottobre e lo fa in occasione del conferimento del premio “Lorenzo il Magnifico” alla carriera, consegnato nelle mani dell’artista domani, 17 ottobre.

“Un tributo a uno dei fotografi più talentuosi e influenti del nostro tempo, e in riconoscimento del suo stile unico e della sua eccezionale produzione artistica, basata su immaginazione, sperimentazione e creatività, che trasmette profondi messaggi sociali. Grazie alla sua prospettiva visionaria, originale e coraggiosa, ha ispirato molti altri artisti e il pubblico mondiale”.

Alla Biennale di Firenze, oltre al nuovo ciclo “Station of the Cross”, sono esposte alcune altre importanti opere dell’artista nato in Connecticut nel 1963, tra cui “Rape of Africa” e “Rebirth of Venus” del 2009 oltre che la recentissima “Gated Community”, presentata in anteprima alla mostra personale “David LaChapelle per Giacomo Ceruti. Nomad in a Beautiful Land” attualmente in corso alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

Nel corso della sua lunga carriera artistica David LaChapelle ha immortalato nelle sue complesse scenografie surreali decine di nomi noti, da Elton John a Michael Jackson, da Eminem a Dua Lipa, David Bowie, Whitney Houston, Amy Winehouse, Muhammad Ali, Travis Scott, Cher, Naomi Campbell, Leonardo di Caprio, Tupac Shakur, Pamela Anderson, Kurt Cobain, Britney Spears e Courtney Love, solo per citarne qualcuno.

Stavolta per ritrarre il Cristo in “Station of the Cross” David LaChapelle ha scelto il volto ed il corpo di Tedua, il rapper genovese con il quale c’è già stata una recente collaborazione per la copertina dell’album “La Divina Commedia”, foto ispirata al purgatorio che ritrae una scia di corpi che abbraccia una sfera infuocata, cover già entrata nella storia della musica.

Tra Firenze e l’artista statunitense c’è un legame forte e particolare derivante dai capolavori del Rinascimento conservati in città, capolavori che hanno plasmato il percorso artistico e narrativo di LaChapelle, che ha già esposto a Firenze nel 2008 in una personale al Forte Belvedere ed a Villa Bardini tra il 2019 ed il 2020 in occasione della collettiva dedicata a “L’enigma Pinocchio”.

La Mostra oggi è chiusa ma da domani e fino a domenica è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20. Domenica 22 ottobre l’ultimo ingresso è previsto alla ore 18.

In occasione del conferimento del premio alla carriera David LaChapelle terrà un discorso, un momento da non perdere per ascoltare il pensiero di un artista che ha influenzato e sta ancora influenzando il lavoro delle nuove generazioni di artisti.

Oltre a David LaChapelle in mostra alla Biennale di Firenze ci sono 572 artisti e designer in rappresentazione di 84 paesi, tutti venuti fin sulle rive dell’Arno per confrontarsi sul tema di questa edizione della Biennale, che è “I’AM YOU”, un invito a riflettere e rappresentare i concetti di identità individuali e collettive, nelle loro molteplici accezioni filosofiche, psicologiche, sociologiche e culturali.

Forme, spazi e colori sono esposti su 11.000 metri quadrati.

Serve tempo e servono scarpe comode ma ne vale la pena.

Marco Burchi
© Riproduzione riservata


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