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Attualità venerdì 26 febbraio 2021 ore 10:40

Covid, Firenze chiude ma non rinuncia alla rendita

I proprietari non mollano l'affitto e nuove chiusure si sommano all'elenco della crisi dovuta alla perdita di passaggio per l'emergenza sanitaria



FIRENZE — Un'altra attività del centro storico abbassa il bandone a fine Febbraio perché non ha trovato un accordo con la proprietà dell'immobile commerciale, a lanciare l'ultimo allarme è stata la Filcams Cgil. A ruota è intervenuta Cna Firenze con una proposta per salvare il modello delle "botteghe".

La rendita fa un’altra vittima” così ha tuonato il sindacato. Questa la motivazione espressa da Cgil "A Firenze chiude il negozio di un marchio di alta moda di scarpe e 4 lavoratrici rischiano il posto. Il proprietario del fondo non ha voluto rivedere i canoni di affitto, la rendita immobiliare fa un’altra vittima".

La rivalutazione dei canoni di affitto per le attività commerciali era stata promossa da Palazzo Vecchio durante il primo lockdown della primavera 2020. L'amministrazione aveva invitato i proprietari ad andare incontro ai commercianti. Lo stesso è stato fatto per gli immobili ad uso abitativo. 

Qualcuno c'è riuscito ad ottenere sconti perché i proprietari hanno preferito ricevere un canone inferiore per non rischiare di perderlo del tutto. "L'alternativa è la morosità" che "comporterebbe poi i tempi lunghi della burocrazia per ottenere lo sfratto e liberare i locali" è stato il monito del Sunia condiviso anche dalle categorie economiche con lo scopo di incentivare i proprietari a rivedere le richieste economiche.

Il sindacato in merito all'ultima chiusura eccellente ha spiegato ”Un altro colpo mortale assestato dalla rendita immobiliare al tessuto produttivo del centro di Firenze: un marchio di alta moda calzaturiera, lascia la città perché il proprietario dell’immobile, che da anni ospita il negozio, non vuole rivedere i canoni di affitto. Il marchio a livello nazionale conta oltre 300 dipendenti, il punto vendita di Firenze chiuderà i battenti a fine mese. In quella realtà sono occupate 4 lavoratrici che sono state raggiunte da una lettera di licenziamento per cessazione di attività. Nell’ambito del tavolo di crisi della Città metropolitana, di cui la Filcams Cgil Firenze ha richiesto l’apertura, siamo riusciti, ad oggi, a far revocare i licenziamenti, utilizzando gli ammortizzatori sociali causale Covid, fino a quando saranno disponibili dalla legislazione. In questo modo possono prendere un po’ di respiro le lavoratrici, ma su queste pende la spada di Damocle poiché, quando non ci saranno più ammortizzatori sociali e sarà terminato il blocco dei licenziamenti, la loro fine sarà certa. Il marchio ha preso l’impegno di non lasciare la piazza definitivamente e quindi di riaprire un punto vendita a Firenze". La Filcams ha concluso "Nel ridisegnare il nuovo modello di sviluppo, servono politiche che non avvantaggino la rendita parassitaria, ma la colpiscano duramente, quando non è a vantaggio della produzione: lo dimostra questa triste vicenda nella quale questa rendita immobiliare non ha neanche concesso di rivisitare i canoni di affitto". 

Cna Firenze è intervenuta nel dibattito “Se vogliamo veramente un futuro per la città di Firenze e non vogliamo consegnarla a multinazionali e grandi capitali stranieri e vogliamo riportare la residenza in centro, occorre riportare al centro il modello economico della bottega, artigianale o commerciale che sia. Per farlo, però, occorre immediatamente spazzare via un ostacolo: il problema degli affitti” così ha detto Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze Metropolitana che ha aggiunto “La mediazione, a cui per altro abbiamo lavorato con le altre parti sociali, ha funzionato poco e chi specula sulla crisi per impossessarsi a buon prezzo delle attività rischia di farla da padrone”.

Per Cna sono due le alternative “far si che il credito d’imposta sugli affitti, da calcolarsi su base di calo di fatturato, sia trasferito al proprietario del fondo, che deve obbligatoriamente accettarlo come forma di pagamento. Oppure ridurre dall’alto, per legge, di almeno il 50 per cento, il canone di affitto e di azzerare la tassazione per i proprietari. Delle due l’una, ma occorre decidere subito”.

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