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Attualità domenica 18 gennaio 2015 ore 16:19

Il "toscano" compie 200 anni

In 2 secoli di storia, il sigaro amato da Giuseppe Garibaldi è divenuto uno de più noti simboli di italianità. Senza perdere il legame con la Toscana



FIRENZE — Era il 1815 quando presso la Manifattura di Firenze una improvvisa pioggia estiva infradiciò una partita di tabacco lasciata ad essiccare al sole. Anziché buttare via tutto, si decise di farne dei sigari economici da smerciare in loco. La fermentazione delle foglie di tabacco provocata dall’acqua donò un nuovo e particolarissimo gusto ai sigari, e fu subito un successo: nasceva così il “sigaro toscano”, destinato nei successivi due secoli a diventare un vero e proprio simbolo del “made in Italy”ante litteram, e dell’Italia stessa: lo fumava infatti Giuseppe Garibaldi durante l’impresa dei Mille, tanto che il nome dell’Eroe dei Due Mondi è stato scelto per una particolare, e fortunata, varietà di “toscano”. Inizialmente bene di consumo economico e tipico delle clasi pi povere, contrapposto alle sofisticate sigarette, il sigaro toscano si è affermato sempre più come “simbolo” amato da politici, intellettuali ed attori - da Clint Eastwood a Jean Paul Sarte, da Federico Fellini a Mario Soldati - nel corso degli ultimi anni ha saputo prendersi una rivincita nei confronti delle “bionde”.

Terra di produzione per eccellenza era e rimane la Toscana che, dopo la chiusura della manifattura fiorentina si è spostato nel territorio lucchese, che ha visto nascere e svilupparsi un intero distretto dedicato alla produzione del sigaro. A 10 anni dalla privatizzazione dell’Ente Tabacchi Italiano nel 2004, tutt’ora gran parte dei “toscani” viene fabbricato nello stabilimento di Lucca, che assieme allo stabilimento di Cava dei Tirreni (Salerno) rappresenta la punta di diamante della produzione industriale italiana, erede del fu monopolio statale.


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