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Attualità giovedì 06 agosto 2020 ore 17:35

Svelato il vero volto di Raffaello Sanzio

Partendo dai resti ossei conservati nel Pantheon è stata elaborata una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto in età matura



ROMA — Apparterrebbero veramente a Raffaello Sanzio i resti custoditi al Pantheon di Roma, la conferma sarebbe arrivata grazie alla ricostruzione in 3D del volto del pittore simbolo del Rinascimento. Un dubbio ricorrente sull'identità dei resti ritrovati ha tormentato per secoli i numerosi ammiratori del “divin pittore”, definito da Giorgio Vasari “un dio mortale” e morto all’età di 37 anni, probabilmente di polmonite.

L'elaborazione grafica curata dall'Università Tor Vergata di Roma è stata possibile grazie ad un calco dei resti messi a confronto degli autoritratti come quello custodito agli Uffizi di Firenze datato 1506 e quello del Louvre risalente al 1520.

L'elaborazione dello scheletro costituirebbe ad oggi la prova che i resti del Pantheon appartengono realmente all'artista.

La ricerca è stata condotta dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l'Accademia Raffaello di Urbino, apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare l’identità dell’artista e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA.

"E' stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello" ha spiegato il professor Luigi Bravi, Presidente dell'Accademia Raffaello in Urbino.

"Finora, nonostante l'accuratezza delle indagini svolte in quell’anno (1833) dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello, eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca, non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio" è quanto ha evidenziato il professor Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma “Tor Vergata”. 



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