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Politica venerdì 06 ottobre 2017 ore 17:04

"Vogliamo essere del Pd, non del partito di Renzi"

Otto esponenti del Pd di Signa si schierano con il consigliere regionale Bambagioni contro i vertici renziani del partito toscano



SIGNA — Continuano contestazioni e polemiche sulle operazioni di tesseramento effettuate nelle scorse settimane nei circoli e nelle unioni comunali della Toscana. Otto esponenti del Pd di Signa, Andrea Di Natale, consigliere comunale e membro della segreteria, Matteo Mannelli, consigliere comunale, Giampaolo Lucarini, consigliere comunale e membro della segreteria, Massimo Campigli, consigliere comunale, Giampiero Fossi, assessore, Marinella Fossi, assessore, Domenico Zaccaria, consigliere comunale, e Cristina Romanelli, membro della segreteria) hanno diffuso una nota in cui lanciano un messaggio ben preciso: “Vogliamo tornare a essere il Pd, non il partito di Renzi”. Il riferimento è in particolare alle dichiarazioni rilasciate ieri dai consiglieri regionali dem Paolo Bambagioni e Monia Monni, cui hanno fatto seguito le repliche del segretario metropolitano Fabio Incatasciato, del segretario del pd Toscana Dario Parrini e del suo vice Antonio Mazzeo.

Ora basta - si legge nella nota degli otto  esponenti del pd di Signa - In questi giorni caotici le dichiarazioni a sproposito sul tesseramento del Pd a Signa sono state molte. L’unica dichiarazione che ci sentiamo di sostenere è quella di Paolo Bambagioni, che ha avuto il coraggio di denunciare un metodo. Un metodo di gestione del partito tendente ad escludere chi esprime un pensiero diverso dalla componente renziana. Un metodo creato su due binari. Un binario di facciata in cui tutto era “nelle regole” e un altro in cui si faceva l’interesse di una componente, quella renziana. Doppia gestione delle decisioni della segreteria: la linea del partito veniva decisa tra pochi in case private, successivamente era comunicata alla segreteria ufficiale, sminuendo le contrapposizioni. Doppio tesseramento: uno fatto a domicilio senza troppe domande, l’altro in sezione con orari prefissati, interrogatori e registrazioni video". 

"La componente renziana a Signa ha militarizzato il partito, eliminando ogni possibilità di dialogo e confronto - proseguono Di Natale, Mannelli, Lucarini, Campigli, Giampiero Fossi, Marinella Fossi, Zaccaria e Romanelli - Durante la campagna referendaria di dicembre 2016, la situazione si è inasprita. O sei con noi, o sei contro di noi. Questo è stato il concetto base della componente renziana. Successivamente tale concetto si è trasformato nell’obiettivo di escludere le minoranze, e ogni pensiero autonomo. Questo non è il Pd, nato per essere unitario e plurale, ora siamo dentro il partito di Renzi. Un partito personale basato su ristrette cerchie di persone tenute insieme da interessi personali, strutturato in maniera piramidale. Il nostro Pd aveva basava il proprio metodo sul confronto, strumento di crescita; il partito di Renzi pone il proprio metodo sull’oligarchia escludendo le diversità. Nel Pd di Renzi il segretario è solo il promoter di un marchio, niente di più. Scalini (il segretario del Pd signese, n.d.r.) è solo una pedina nelle mani di chi vuole gestire il marchio. Incatasciato (il segretario metropolitano, n.d.r.) è la medesima pedina a livello più alto, con l’aggravante di avere la responsabilità di avere perso un Comune come Fiesole. E’ venuto a Signa soltanto una volta durante il tesseramento, coprendo con l’ambiguità e la reticenza gli aggiornamenti sul numero dei tesserati che via via gli venivano richiesti. Noi abbiamo portato le persone da tesserare nelle stanze del partito. Il segretario ha guardato tutti in faccia e ha fatto le tessere. Alla fine i tesserati erano circa 400, qualche giorno dopo sono passati a 530. il tesseramento non è stato fatto allo stesso modo per tutti. Noi abbiamo seguito le regole imposte. La componente renziana invece no. Vogliamo tornare ad essere il Pd, non il partito di Renzi”.


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